Aggiornato il 06/01/26 at 01:04 pm
di Shorsh Surme –——Mentre in Iran continuano le proteste, alimentate dalla rabbia per il peggioramento delle condizioni di vita, la Guida Suprema Ali Khamenei sembrerebbe avere pronto un piano di emergenza per lasciare il Paese. Lo scenario scatterebbe qualora egli ritenesse che l’esercito, la Guardia Rivoluzionaria o altre forze di sicurezza stiano subendo defezioni, ammutinamenti o non siano più in grado di eseguire gli ordini, secondo un rapporto di intelligence visionato dal Times.
Stando al documento, l’86enne Khamenei prevederebbe di fuggire da Teheran con una cerchia ristrettissima, non più di venti persone tra collaboratori e familiari, nel momento in cui dovesse constatare che le forze incaricate di reprimere le proteste stiano disertando o rifiutando di obbedire.
Una fonte dell’intelligence ha dichiarato al quotidiano britannico: «Il piano di emergenza riguarda Khamenei e il suo entourage più stretto di collaboratori e familiari, incluso suo figlio Mojtaba».
Bani Sabti, ex funzionario dell’intelligence israeliana che ha disertato il regime iraniano otto anni dopo la Rivoluzione islamica, ha aggiunto che Khamenei cercherebbe rifugio a Mosca, poiché «non esiste un altro luogo sicuro per lui». Secondo Sabti, la Guida Suprema «ammira Vladimir Putin, e la cultura iraniana è più vicina a quella russa».
Il piano di fuga si ispirerebbe all’esperienza di un suo alleato, l’ex presidente siriano Bashar al-Assad, che nel dicembre 2014 fuggì da Damasco a bordo di un aereo diretto a Mosca per ricongiungersi con la famiglia, poco prima che le forze di opposizione prendessero d’assalto la capitale. «Esiste un piano per lasciare Teheran nel caso in cui si presenti la necessità di fuggire», ha spiegato la fonte, precisando che questo includerebbe «la raccolta di beni e proprietà all’estero, oltre a consistenti somme di denaro contante, per facilitare un passaggio sicuro».
Khamenei è noto per controllare una vasta rete di beni, alcuni dei quali gestiti da una delle istituzioni più potenti del Paese, l’Esecuzione dell’Ordine dell’Imam Khomeini (EIKO), parte di un sistema di fondazioni parastatali formalmente benefiche ma caratterizzate da operazioni finanziarie complesse. Secondo un’inchiesta di Reuters del 2013, il patrimonio complessivo riconducibile alla Guida Suprema ammonterebbe a circa 95 miliardi di dollari, comprendendo immobili e società sotto il suo diretto controllo.
Molti dei suoi collaboratori più fidati, tra cui Ali Larijani, segretario del Consiglio Supremo di Sicurezza Nazionale iraniano, che recentemente ha messo in guardia il presidente degli Stati Uniti Donald Trump dall’interferire negli affari di Teheran, hanno già familiari residenti all’estero, negli Stati Uniti, in Canada e a Dubai.
Le forze armate e di sicurezza rispondono direttamente a Khamenei, che rappresenta l’autorità suprema del Paese, al di sopra di esercito, magistratura e media. La sua principale leva di potere resta il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC), pilastro dell’apparato repressivo e garante dell’ordine interno.
Il piano di fuga, secondo il rapporto, verrebbe attivato qualora Khamenei ritenesse che le forze a sua disposizione non siano più in grado o non intendano eseguire gli ordini. Tuttavia, una diserzione su larga scala appare complessa: la Guida Suprema è infatti estremamente attenta alla lealtà dei suoi uomini chiave, controllandone le nomine e i dispositivi di sicurezza, come emerge da una valutazione psicologica preparata da un’agenzia di intelligence occidentale e analizzata dal quotidiano britannico.