Le deviazioni ideologiche e la corruzione sociale nella politica curda

Aggiornato il 21/09/25 at 10:30 am

di Hüsamettin TURAN ——————-Negli ultimi quarant’anni, il Kurdistan del Nord ha vissuto un periodo caratterizzato da illusioni ideologiche e da gravi errori strategici. La lotta di liberazione nazionale del popolo curdo, che avrebbe dovuto basarsi principalmente sul nazionalismo come fondamento della moderna riflessione politica, è stata invece allontanata da questo terreno e condannata a un’utopia “universalista” sotto il nome di socialismo e rivoluzionarismo. Questa scelta ideologica non ha rappresentato soltanto una deviazione politica, ma ha inferto colpi pesanti alla capacità di leadership, alla continuità culturale e al patrimonio intellettuale della società curda.

Nella riuscita dei movimenti nazionali, il ruolo dell’aristocrazia storica, delle famiglie nobili e delle élite intellettuali è innegabile. Anche nella storia curda, queste classi hanno guidato la resistenza e custodito la memoria collettiva. Figure come Cibranlı Halid Bey, Sheikh Ubeydullah, i Bedirxanidi o i leader di Dersim hanno svolto un ruolo determinante grazie alla loro identità aristocratica o intellettuale. Tuttavia, negli ultimi quarant’anni, in nome della “lotta contro il feudalesimo”, queste componenti sono state emarginate e screditate. Al loro posto sono stati promossi individui privi di qualità, provenienti dal popolo, senza esperienza politica né capacità di leadership. Coloro che avrebbero dovuto obbedire hanno iniziato a comandare, sovvertendo l’ordine gerarchico e trascinando la politica curda in una crisi di leadership e in un vuoto sociale.
Una delle conseguenze più gravi di questo processo è stata l’esclusione degli intellettuali, degli scrittori, degli accademici e dei produttori di pensiero dal centro politico. Lo spazio politico non è stato costruito sulla capacità intellettuale, ma sulla cieca obbedienza, paralizzando così l’intelligenza collettiva del popolo curdo. Con il calo della qualità della rappresentanza politica, il legame tra le masse e i quadri dirigenti si è indebolito, e il movimento è rimasto intrappolato in slogan dogmatici. Questa dinamica non si è limitata al Kurdistan del Nord, ma si è riprodotta anche in Rojava, dove una simile ingegneria dei quadri ha creato un circolo vizioso ideologico, invece di approfondire la lotta nazionale.
Il fenomeno del “fallimento” nella politica curda non può essere spiegato soltanto con le pressioni esterne. Certamente lo Stato turco e le altre potenze regionali, con le loro politiche di negazione e violenza, hanno avuto un ruolo determinante. Tuttavia, la corruzione interna, gli errori strategici e la superficialità nella scelta dei quadri hanno accelerato questo fallimento. Non è stato possibile costruire un quadro ideologico capace di istituzionalizzare la coscienza nazionale e di porre al centro il popolo curdo, anziché le utopie internazionaliste. Al contrario, in nome del “rivoluzionarismo”, gli obiettivi nazionali sono stati rinviati; i discorsi di classe sono stati anteposti al nazionalismo; le retoriche socialiste universali hanno fatto da barriera alla liberazione nazionale.
Ogni movimento nazionale si fonda principalmente sulla richiesta di libertà e indipendenza del proprio popolo. Per i curdi, al centro di questa richiesta deve esserci il nazionalismo. Infatti, il nazionalismo è il portatore della coscienza nazionale, la fonte della legittimità politica e lo strumento ideologico per la costruzione dello Stato. Ideologie universali come il socialismo o il rivoluzionarismo possono fungere da supporto alla lotta nazionale, ma non possono sostituirla. Quando questa realtà è stata ignorata, il risultato è stato il fallimento.
Ogni curdo onorevole deve alzare la propria voce contro questa deriva. La storia non perdona i periodi in cui la coscienza nazionale è stata erosa, i quadri di valore sono stati eliminati e la mediocrità è stata messa in primo piano. Finché i curdi onesti non saranno coraggiosi quanto i disonesti, né il popolo curdo né il Kurdistan potranno conquistare la libertà. La lotta nazionale potrà avere successo soltanto sotto la guida di quadri qualificati, con il nazionalismo come guida ideologica e con il coraggio trasformato in volontà organizzata.