Il popolo che porta il peso della pace in Medio Oriente: la ricerca democratica e la solitudine del popolo curdo

Aggiornato il 04/08/25 at 11:26 am

di Hüsamettin TURAN ———Il Medio Oriente e il Vicino Oriente sono regioni in cui l’uguaglianza tra i popoli, i diritti fondamentali e le libertà vengono sistematicamente soppressi. Le strutture politiche dominanti sono plasmate da sistemi autoritari, settari ed etnocentrici. In questo ampio contesto, termini come democrazia e pace vengono spesso utilizzati come slogan retorici da parte di potenze statali o regionali, ma nella pratica quotidiana prevale una politica reale basata sulla repressione dell’altro, sull’espansione delle zone d’influenza, sull’armamento e sull’annientamento dell’avversario.
In questo panorama oscuro, l’unica forza che adotta un atteggiamento coerente e duraturo a favore della pace, della giustizia e della soluzione democratica è il popolo curdo. Sebbene privato di uno status nazionale e diviso artificialmente tra quattro Stati Turchia, Iran, Iraq e Siria il popolo curdo continua a lottare per la propria identità, lingua e libertà con determinazione e, allo stesso tempo, con un approccio politico che privilegia il dialogo, la coesistenza e la riconciliazione.
Uno degli esempi più significativi di questa posizione è la Repubblica Curda di Mahabad, fondata nel 1946 sotto la guida del dottor Qazi Muhammad. Questo esperimento politico, basato sulla rappresentanza popolare, la laicità e l’autogestione democratica, fu brutalmente soppresso dalle forze dello scià iraniano dopo appena undici mesi. Qazi Muhammad fu impiccato, centinaia di intellettuali curdi furono arrestati o esiliati e ogni tentativo di soluzione pacifica fu nuovamente criminalizzato.
Un’altra esperienza chiave è quella del Kurdistan meridionale (Iraq del nord), che ha trovato una possibilità di autogoverno dopo la guerra del Golfo del 1991. In seguito all’istituzione di una no-fly zone da parte degli Stati Uniti, i curdi hanno costruito un’entità autonoma con un parlamento eletto e un sistema multipartitico. Tuttavia, anche questa entità è stata soggetta a embarghi, attacchi del regime centrale e divisioni interne, che hanno limitato la sua piena affermazione.
Nel 2012, in seguito allo scoppio della guerra civile in Siria, i curdi del Rojava hanno fondato un nuovo modello amministrativo ispirato al confederalismo democratico. Questo sistema, unico nel suo genere in Medio Oriente, si basa sull’autogoverno locale, sulla parità di genere, sulla pluralità culturale e sull’ecologia sociale. Nonostante ciò, il modello del Rojava è stato circondato da interventi militari, embargo e isolamento diplomatico, in particolare da parte dello Stato turco, che lo percepisce come una minaccia alla propria integrità territoriale e ideologica.
In tutti questi esempi, ciò che emerge chiaramente è che il popolo curdo ha sempre scelto la via della pace, dell’autodeterminazione e della convivenza democratica, mentre gli Stati dominanti della regione ispirati da nazionalismi turchi, arabi o persiani hanno reagito con forza militare, assimilazione e repressione. I curdi sono spesso stati lasciati soli anche dagli altri popoli della regione, i quali non solo non hanno solidarizzato con le loro lotte, ma in molti casi hanno sostenuto attivamente o passivamente la loro oppressione.
Nel Medio Oriente contemporaneo, nessun altro popolo, se non quello curdo, si batte con coerenza per i diritti di tutti i popoli, per una pace duratura e per una trasformazione democratica. Questa posizione storica rende il popolo curdo non solo un soggetto politico in lotta per la propria libertà, ma anche il principale portatore di un progetto di pace per tutta la regione.
La richiesta di uno status nazionale da parte del popolo curdo non è soltanto una rivendicazione identitaria, ma anche una condizione imprescindibile per la democratizzazione dell’intero Medio Oriente. Senza la libertà del popolo curdo, nessun altro popolo potrà realmente liberarsi. Il peso che i curdi portano oggi, tra repressione, isolamento e speranza, rappresenta allo stesso tempo una condanna e un’onorificenza storica. È un appello morale rivolto a tutte le coscienze libere del mondo.