Aggiornato il 17/07/25 at 04:25 pm
di Husamettin TURAN ————-In Turchia, una delle dimensioni più evidenti delle politiche di assimilazione nei confronti del popolo curdo è il processo sistematico di repressione e criminalizzazione della lingua curda. A Istanbul, un evento in cui una donna incinta e 19 membri della stessa famiglia, compresi i bambini, sono stati fermati, picchiati e arrestati dalla polizia solo per aver ascoltato musica curda, rappresenta un esempio concreto del terrorismo di stato e della repressione sistematica dell’identità etnica. La donna incinta è stata portata in ospedale a seguito della violenza subita dalla polizia ed è stata costretta a partorire con un cesareo d’urgenza; il neonato è stato ricoverato in terapia intensiva a causa della nascita prematura. Questo evento non rappresenta solo una violazione dei diritti individuali, ma anche una manifestazione di terrorismo di stato che prende di mira l’identità culturale attraverso meccanismi istituzionalizzati di violenza.
I trattati internazionali sui diritti umani, di cui la Repubblica di Turchia è parte, stabiliscono chiaramente l’obbligo di proteggere l’identità etnica, linguistica e culturale degli individui. L’articolo 27 del Patto internazionale sui diritti civili e politici (ICCPR) tutela i diritti culturali delle minoranze, mentre la Convenzione europea dei diritti dell’uomo (CEDU) garantisce i diritti relativi all’espressione linguistica e culturale. La Convenzione UNESCO sulla diversità delle espressioni culturali (2005) e la Dichiarazione delle Nazioni Unite sui diritti delle minoranze promuovono anch’esse la protezione dei diritti culturali e linguistici. Nonostante ciò, in Turchia la lingua curda è criminalizzata e soggetta a restrizioni d’uso pubblico senza uno status ufficiale o educativo.
Queste pratiche fanno parte di una politica sistematica di negazione da parte dello Stato volta a cancellare l’identità dei popoli minoritari. Rapporti di organizzazioni internazionali come Amnesty International e Human Rights Watch sottolineano la diffusione della discriminazione etnica in Turchia e in particolare le violazioni dei diritti nei confronti del popolo curdo. Questi rapporti indicano che le violazioni dei diritti linguistici, culturali e identitari del popolo curdo sono perpetrate in modo sistematico attraverso le istituzioni statali.
La criminalizzazione della lingua non significa solo la violazione delle libertà individuali, ma rappresenta una minaccia all’esistenza stessa dell’identità collettiva dei parlanti. Questa intolleranza verso il curdo corrisponde a forme morbide di genocidio culturale. In questo contesto, non solo i diritti all’istruzione nella lingua madre o alla produzione culturale sono limitati, ma anche tutte le espressioni di questa identità—nei media, nell’arte, nella musica e nella vita quotidiana—sono sottoposte a repressione e violenza, considerate parte della politica statale di negazione e distruzione.
In particolare, la violenza dello Stato nei confronti di donne e bambini comporta violazioni multidimensionali dei diritti umani. Il parto prematuro causato dalla violenza subita da una donna incinta non rappresenta solo un trauma fisico, ma anche effetti a lungo termine a livello psicologico, sociale e collettivo. Ciò conduce a un aggravarsi della sofferenza individuale e collettiva.
La mancata ufficializzazione di una struttura multilingue e multiculturale in Turchia e la repressione di tale realtà da parte dello Stato annullano la veridicità delle narrative di cittadinanza eguale e soluzioni democratiche. Queste narrazioni rimangono espressioni superficiali che negano l’identità del popolo curdo e reprimono i suoi diritti, garantendo così la legittimità di un regime oppressivo. Un ambiente veramente democratico e pacifico è possibile solo con il riconoscimento, la protezione e lo sviluppo costituzionale dei diritti culturali e linguistici dei popoli.
In sintesi, questo caso avvenuto a Istanbul non rappresenta solo l’ingiustizia subita da una famiglia che ascolta musica in curdo, ma è anche un riflesso drammatico e concreto del terrorismo di Stato e delle politiche di negazione culturale attuate contro il popolo curdo in Turchia. Questa situazione costituisce una chiara violazione delle norme di diritto internazionale e dei principi dei diritti umani, evidenziando ancora una volta l’importanza della richiesta di giustizia e della lotta per la memoria. Finché il curdo sarà silenziato, anche la giustizia resterà in silenzio.