SIRIA. I PROFUGHI DIMENTICATI

Aggiornato il 31/05/24 at 11:25 am

di Shorsh Surme –——-Chiedere a uno degli oltre 5 milioni di rifugiati siriani in Libano, Giordania, Iraq o Turchia quale sia la probabilità di tornare nella propria casa in tempi brevi, la risposta che ne esce è uno “zero” unanime. Questo nonostante sia palese che la maggioranza dei milioni di sfollati interni della Siria voglia lasciare il Paese, se possibile. Nei 13 anni trascorsi da quando le proteste contro il regime di Damasco si sono trasformate in una guerra civile, la maggior parte degli sfollati ha cercato attivamente di cercare rifugio altrove, preferibilmente nei paesi dell’Ue dove, se fortunati, il welfare potrebbe essere fornito dallo Stato in quanto rifugiati.
Nelle strade delle principali città europee la vista di siriani, ma anche di iracheni, afghani e di persone provenienti da altri paesi dell’area, è diventata fonte di disagio se non di razzismo per ampi settori delle popolazioni autoctone, che oggi parlano di “invasione” e di quartieri come “aree vietate” in quanto popolati da stranieri.
E’ un’aria che si respira, parlando con un tassista, entrando in un bar.
Non è esagerato affermare che le elezioni del Parlamento europeo, che si terranno dal 6 al 9 giugno, non verranno combattute grazie alle idee di rinnovamento sociale ed economico o a chi potrebbe meglio garantire la sicurezza alle nazioni dell’Ue che affrontano una minaccia esistenziale da parte della Russia, ma su un’agenda ristretta di timori anti-immigrazione che potrebbe sconvolgere l’intero progetto dell’Ue.
L’ultima conferenza dei donatori dell’Ue per la Siria si è tenuta questa settimana, ma le divisioni tra i paesi membri si sono tradotte con una diminuzione dei livelli di assistenza alla popolazione. La Siria è ora una “crisi dimenticata”, che nessuno vuole affrontare nel mezzo della guerra tra Israele e Hamas, del conflitto tra Russia e Ucraina e dei vari conflitti. Vi sono potenze che non esitano a trasformare i flussi migratori in armi nel tentativo di fare pressioni nemici.
Il risultato di tutto ciò è che la crisi dei rifugiati e dei richiedenti asilo potrebbe avere ripercussioni di lunga durata in quanto continua a dividere le società dei 27 paesi dell’Unione. Durante la conferenza dei donatori di questa settimana a Bruxelles, sono stati promessi 7,5 miliardi di euro (8,1 miliardi di dollari), di cui 2,12 miliardi di euro (2,3 miliardi di dollari) per il 2024 e il 2025. Potrebbe essere utile poiché molti siriani continuano a cercare modi per raggiungere i paesi occidentali, principalmente attraverso pericolose rotte terrestri e marittime, poiché sanno che il conflitto è solo congelato, e che solo temporaneamente non è in cima alla lista delle priorità delle maggiori potenze globali.
Ma man mano che aumentano gli oneri economici e sociali associati ai rifugiati, il blocco è sempre più diviso e incapace di trovare soluzioni per affrontare adeguatamente il problema. I finanziamenti internazionali per gli sforzi a sostegno dei siriani sono in generale in declino, con la riduzione dell’impegno di organizzazioni come il Programma alimentare mondiale. Le difficoltà legate all’accoglienza dei rifugiati stanno emergendo sempre più nei paesi vicini, in particolare in Libano, dove la situazione economica è già precaria a causa di una crisi finanziaria di lunga durata, e la richiesta di rimandare a casa i siriani è una delle rare questioni che possono unire gran parte delle comunità frammentate del paese. Tali crescenti richieste di rimpatrio arrivano nonostante la valutazione generale e ampiamente condivisa secondo cui la ricerca per trovare una “soluzione politica al conflitto in Siria rimane in un vicolo cieco”, senza alcun processo sicuro o dignitoso per i rifugiati, compreso il ritorno dei profughi, come ha affermato il Pesc Josep Borrell.