TURCHIA. IL CASO OSMAN KAVALA SUSCITA L’INDIGNAZIONE INTERNAZIONALE

Aggiornato il 12/07/22 at 06:16 pm

di Shors Surme – Osman Kavala, nato da genitori immigrati a Parigi nel 1957, è un imprenditore e filantropo turco, difensore dei diritti umani, prigioniero politico dal novembre 2017. Ha sostenuto numerose organizzazioni della società civile dall’inizio degli anni ’90, è fondatore e presidente del consiglio di amministrazione di Anadolu Kültür, un’organizzazione culturale e artistica senza scopo di lucro con sede a Istanbul. Nel 2019, ha ricevuto il 21mo Premio europeo per i Beni archeologici dell’Associazione europea degli archeologi per i suoi sforzi volti a preservare testimonianze del patrimonio culturale in pericolo in Turchia. Nel 2019 ha ricevuto anche il 17mo Premio Ayşenur Zarakolu per la Libertà di pensiero ed espressione dalla filiale di Istanbul dell’Associazione per i Diritti Umani.
Nell’aprile 2022 è stato condannato all’ergastolo nel quadro delle proteste governative presso il Gezi Park di Istanbul, nel 2013, e del fallito golpe del 2016 contro il presidente turco Recep Tap Erdogan. Lunedì la Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU) ha condannato la Turchia per non aver attuato la sentenza della Corte del 2019 che chiedeva l’immediato rilascio dell’importante attivista turco, condannato all’ergastolo ad aprile.
A carico di Kavala vi è la condanna del novembre 2017 per, secondo i giudici, aver partecipato al rovesciamento dell’ordine costituzionale della Turchia e per spionaggio. In una dichiarazione, la CEDU ha affermato che la Turchia ha violato la Convenzione europea dei diritti dell’uomo per quanto riguarda la forza vincolante delle decisioni della Corte, affermando che il Paese deve “pagare” all’attivista 7.500 euro di costi e spese.
Nel 2019 la CEDU ha stabilito che il diritto alla libertà di Kavala è stato violato e ha chiesto il suo rilascio immediato, mentre il Consiglio d’Europa ha avvertito Ankara che avrebbe avviato un procedimento disciplinare se non avesse rispettato la sentenza.
Tuttavia, invece di applicare la sentenza, le autorità turche lo hanno sottoposto a un ulteriore procedimento giudiziario.
Amnesty International è stata la prima a parlare della recente sentenza della CEDU, affermando che “fa vergognare” le autorità turche. “Per quasi tre anni si sono rifiutate di attuare la sentenza della Corte europea dei diritti umani del 2019 e di rilasciare Osman Kavala. La sentenza di oggi mette a nudo ancora una volta il fallimento del governo nel rispettare un obbligo legalmente vincolante”, ha dichiarato Julia Hall, vicedirettrice per la ricerca dell’ufficio europeo di Amnesty International. “Il caso di Kavala è emblematico del giro di vite sulla società civile e dell’arretramento delle tutele dei diritti umani che colpisce tutti in Turchia. Se la Turchia persiste nel suo ostinato rifiuto di rilasciare Osman Kavala, si svilirà ulteriormente come uno dei membri fondatori del Consiglio d’Europa”, ha aggiunto Hall.
La situazione dell’intellettuale e difensore dei diritti ha suscitato un’indignazione internazionale, con gli Stati Uniti che hanno criticato la sentenza dei giudici turchi: “La sua ingiusta condanna è incompatibile con il rispetto dei diritti umani, delle libertà fondamentali e dello Stato di diritto”, si legge in una dichiarazione del Dipartimento di Stato di aprile.
Human Rights Watch ha evidenziato il caso di Kavala nel suo rapporto annuale sui diritti 2021 pubblicato all’inizio dell’anno, affermando che “le autorità continuano a usare le accuse di terrorismo e diffamazione per colpire i difensori dei diritti e per violare il loro diritto di riunione”.