TURCHIA. ANCORA ATTACCHI ALLE SEDI DELL’HDP, IL PARTITO CURDO

di Shorsh Surme –— Mentre il “Sultano turco” Recep Tayyp Erdogan continua a offrirsi come mediatore di pace tra Russi e Ucraini, a casa sua continua la guerra personale con la popolazione curda, in particolare contro diversi membri della formazione curda del Partito Democratico dei Popoli (HDP). Nonostante il partito sia tra i pochi presenti in Parlamento in quanto i parlamentari eletti in modo democratico dai curdi ma anche da turchi liberali, esso non ha mai goduto di un momento di pace: diversi esponenti e parlamentari sono stati arrestati e condannati con la traballante accusa di terrorismo, compreso il leader Selehattin Demirtas.
Anche in questi giorni sono finiti dietro le sbarre alcuni esponenti dell’Hdp, in seguito ad un’azione della polizia nella sede del partito della provincia di Sirnak, nel Kurdistan della Turchia (Bakur).
La polizia ha fatto irruzione nell’ufficio dell’HDP nella città di Cizre di Sirnak alle prime luci del giorno, arrestando cinque membri del partito tra cui il co-presidente distrettuale dell’HDP, Mesut Nart, e il manager distrettuale Yasamine Cikmaz, come ha riferito l’agenzia curda Mezopotamya.
Nessun motivo è stato dato per il loro arresto.
Nuran Imir, vice capo provinciale del partito HDP a Sirnak, ha espresso tutta la sua rabbia riguardo all’accaduto spiegando che “le porte dell’ufficio sono state rotte, le finestre sono state distrutte e gli oggetti dell’ufficio sono stati sparsi sul pavimento. Purtroppo non è una novità, gli uffici del partito curdo sono spesso attaccati in Turchia sia dai militari che dai nazionalisti turchi”.
Tra luglio e dicembre 2021 sono stati assaliti gli uffici di Istanbul dell’HDP, da nazionalisti armati in un caso con coltelli e in un altro com armi da fuoco.
Il fatto più drammatico è avvenuto quando in un attacco presso l’ufficio di Izmir fu uccisa la figlia di un membro dell’HDP, che in quel momento si trovava sul posto. L’HDP è stato sotto pressione per anni, accusato ingiustamente di essere l’ala politica del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK), un’accusa che il partito ha sempre negato.
In realtà sia i membri del Partito della Giustizia e dello Sviluppo (AKP) di Erdogan al potere, sia il Movimento Nazionalista di estrema destra (MHP) hanno sempre chiesto la chiusura del partito.
Dal 4 novembre 2016 sono stati messi in carcere centinaia tra membri e sostenitori, tra cui Demirtas e il co-presidente Figen Yuksekdag. Questa è la “democrazia turca”.