Turchia: dighe e città sommerse per colpire i curdi

City of Hasankeyf Turkey Smithsonian

City of Hasankeyf Turkey Smithsonian

di Lorenzo Mattia Nespoli
Sono ripresi in Kurdistan, per volere di Erdogan, i lavori del Gup, maxi-progetto di sviluppo economico iniziato e poi stoppato negli anni Novanta che rischia di cancellare centri abitati e testimonianze storico-artistiche inestimabili…….


Un progetto magnificente e costosissimo, pensato per la prima volta dal militare ed eroe nazionale Kemal Ataturk, che potrebbe divenire un modo per assecondare le mire anti-curde di Erdogan. Stiamo parlando del Gup, il Progetto per l’Anatolia Sudoccidentale, un piano da ben 32 miliardi di dollari finalizzato allo sviluppo economico e all’industrializzazione dello Stato mediorientale.
Il “mezzo” attraverso cui mettere in pratica tali obiettivi, sulla carta, è quello della realizzazione di 22 dighe e 19 centrali idroelettriche, mutando radicalmente i connotati dei bacini del Tigri e dell’Eufrate. Non a caso abbiamo scritto “sulla carta”, perché il progetto, riconsiderato dall’autoritario leader turco attuale, rischia di trasformarsi in uno strumento di cancellazione delle identità locali.
Nella fattispecie, l’area “colpita” sarebbe quella del Kurdistan, ovvero l’Anatolia Sudoccidentale cui fa riferimento lo stesso nome del progetto. Se le misure economiche previste venissero portate avanti, interi villaggi e città potrebbero dunque essere inesorabilmente sommersi dall’acqua. È da sottolineare, a proposito del Gup, che la storia recente ha visto già una sua messa in pratica. In particolare, tra gli anni Ottanta e Novanta del secolo scorso sono state realizzate due dighe, ampiamente sufficienti al fabbisogno energetico della Turchia.
Non solo. Gli alti costi di produzione sostenuti per le due infrastrutture hanno scoraggiato gli investitori e, al contempo, creato più di 90mila sfollati e distrutto numerose testimonianze archeologiche presenti nella zona. Tutto ciò ha favorito l’abbandono dei mirabolanti progetti di sviluppo, almeno fino all’arrivo di Erdogan.
C’è già chi parla di strumento di genocidio, a proposito della sommersione dei centri abitati del Kurdistan per favorire il Gup. Una cosa è certa: le ostilità che il primo ministro nutre nei confronti del popolo curdo potrebbero trovare uno strumento in apparenza “pulito” per giustificare un colpo fatale alle lotte e alle resistenze. D’altro canto, i tentativi di repressione messi in atto da governo e forze dell’ordine in questo senso sono già molteplici (ultima, ma non meno importante, la revoca dell’immunità per i parlamentari filocurdi).
Dopo la sommersione dell’antica città di Zeugma – per favorire la costruzione della diga di Birecik -, la prossima a essere sacrificata – per la diga di Ilisu – sarà Hasankeyf, altro centro di importanza storico-artistica fondamentale, crocevia sulla via della Seta e ricchissima di testimonianze romane, persiane, bizantine, assire e non solo. Difficile dire, allora, se queste ricchezze siano davvero “patrimoni dell’umanità” o solamente di Erdogan e delle sue battaglie politico-dittatoriali.
Con l’attuazione di questi piani, infatti, non si andrebbero a colpire solo città di inestimabile valore culturale, ma anche i principali luoghi dove ha preso corpo la resistenza del Pkk, da “ridestinare” a un nuovo sistema economico centrato sulla coltivazione agricola, favorita proprio dai nuovi bacini creati dalle dighe.
Così, mentre l’Europa stringe accordi con lo stesso Erdogan per fermare la cosiddetta “invasione” dei rifugiati siriani, la Turchia vive un vero e proprio ritorno al passato, tra autoritarismi, repressioni di cultura, laicità, libertà di stampa e di espressione.
Fonte:lotta quotidiana online

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