La sfida curda tra Turchia e Isis

di Fabio Ferrari
Incontro pubblico, con Alberto Negri (Sole24Ore) e Faysal Sariyildiz, deputato Hdp al parlamento turco, per raccontare………

il nuovo contesto di repressione e violenza nella Turchia di Erdogan
Tempi durissimi per i curdi di Turchia. Dopo il massacro di Cizre, climax delle violenze governative contro la popolazione civile nelle zone a maggioranza curda, non si ferma l’offensiva di Ankara contro la più grande minoranza etnica all’interno dei propri confini.
Un difficile contesto, la cui analisi e testimonianza saranno oggetto di un incontro pubblico – Dove va la Turchia? La sfida curda tra Erdogan e Stato Islamico – che si terrà sabato 21 Maggio alle ore 18 presso il Centro Sociale La Strada.
Alberto Negri, giornalista del Sole 24 Ore, per cui ha seguito negli ultimi vent’anni i principali eventi politici e bellici in Medio Oriente, Africa, Balcani, Asia centrale e Faysal Sariyildiz, deputato del partito HDP alla grande assemblea di Turchia per il distretto di Cizre, saranno i relatori del dibattito a cui parteciperà anche Amedeo Ciaccheri, attivista della Rete Kurdistan Italia.
Il 2015 è stato un anno di deterioramento del quadro politico turco. Se nei primi sei mesi si era intravista una possibile distensione della questione curda, le elezioni di giugno hanno segnato una svolta peggiorativa. Dopo l’ottimo risultato del partito della sinistra e filo – curdo Hdp (13% dei consensi, una vittoria data la soglia di sbarramento del sistema elettorale al 10% ) e persa la maggioranza assoluta per l’Akp, partito di governo, Erdogan ha risposto con il pugno duro.
Timoroso di perdere ulteriori consensi e preoccupato per i successi dei curdi siriani nella guerra contro lo Stato Islamico, conflitto dal quale è nata oltreconfine la regione autonoma del Rojava, governata secondo i principi del confederalismo democratico e alla quale anche i curdi di Turchia guardano speranzosi, il sultano ha rilanciato su un piano di escalation di violenze e repressione.
Rottura degli informali colloqui di pace con l’imprigionato Ocalan, dichiarazione dello stato di assedio nelle province dell’est del paese, nuove azioni di guerra contro le postazioni del PKK e scioglimento del parlamento in pro di nuove elezioni, tenutesi a novembre.
Riconquistata la maggioranza assoluta, la violenta campagna del governo dell’Akp non si è fermata. Da dicembre a febbraio 2016, il coprifuoco decretato in molte città a maggioranza curda ha portato a dei veri e propri massacri di civili inermi. Più di cento civili sarebbero stati bruciati vivi proprio nella città di Cizre. Una strage che sarebbe stata perpetrata dalle forze armate governative, sulla quale a inizio maggio si è espresso anche il segretario dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti umani (Uhchr), Zeid Raad al-Hussein, che ha chiesto che vengano permesse indagini indipendenti sull’accaduto.
La Turchia sembra essersi trasformata in una dittatura sudamericana degli anni 70. Omicidi di Stato, censura dei media, arresti e torture di giornalisti e membri dell’associazionismo civile sono diventati la norma.
Ma la questione curda valica i confini nazionali del paese della Mezzaluna. Chiuso l’accordo con l’Ue ora Ankara si concentra sulla frontiera meridionale, rispetto al quale è stata più volte ribadita la volontà di un intervento diretto nel conflitto siriano, creando una zona cuscinetto nel territorio di Damasco che inevitabilmente colliderà con il Rojava.
A cento anni dagli accordi Sykes-Picot, che definirono le aree di influenza anglo-francesi della regione, l’operazione del sultano può trasformarsi in una vera e propria miccia esplosiva per un’area diventata collettore degli interessi di potenza di un numero sempre maggiore di protagonisti
Fonte:coreonline.it

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