Rivendicato l’attacco di Ankara, smentito Erdogan

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di Chiara Cruciati
Turchia. Il gruppo kurdo Tak si attribuisce l’attentato, perpetrato da un cittadino turco per vendicare…….

le stragi di Cizre. Se confermato, cade il castello di carte del presidente che insiste nel puntare il dito sulle Ypg siriane
Sur come Cizre. Il timore di un altro massacro silenzioso stringe i cuori della popolazione kurda. Dopo la morte di 250 civili a Cizre in due mesi, per mano dell’artiglieria pesante e dei cecchini turchi, stessa sorte tocca a Sur al 78° giorno di coprifuoco. Distretto di Diyarbakir, patrimonio Unesco devastato dalla campagna militare, Sur ha assistito alla fuga di migliaia di residenti.
Chi resta subisce una violenza che, di nuovo, si abbatte su palazzi scelti come rifugio dai missili: sarebbero circa 200 i civili in trappola nei sotterranei di Sur. Tra loro un giornalista, Mazlum Dolan: gli attacchi continuano – scrive –, l’aria è irrespirabile e molti rischiano di soffocare. «Ci sono 32 feriti, 9 gravi. Mancano medicine, non c’è né acqua né cibo».
L’assedio di Sur non trova spazio nei media internazionali, che hanno spesso taciuto in questi 395 giorni di coprifuoco collettivi in sette province kurde. A cercare di attirare l’attenzione è l’Hdp, partito di sinistra turco, presente con i propri parlamentari sul posto: «Duecento persone sono intrappolate nei sotterranei di alcuni palazzi residenziali a Sur – dice Hisyar Ozsoy, vice presidente dell’ufficio Affari Esteri dell’Hdp – Abbiamo cercato di comunicare con il governo perché apra un corridoio per il trasferimento dei civili. Ma tutte le nostre richieste sono rimaste inascoltate».
A fare da contraltare al silenzio di Stato sul Kurdistan turco è il clamore agitato da Ankara sui kurdi siriani. Ieri il presidente Erdogan è tornato sull’attentato di mercoledì contro un convoglio di soldati nella capitale per ribadire la responsabilità delle Ypg: «La mano è del Partito dell’Unione Democratica e delle Ypg. Non ci sono dubbi».
Ma ieri a smentire le autorità turche è giunta la rivendicazione dell’attacco di Ankara: il gruppo separatista Kurdistan Freedom Falcons (Tak) ha emesso un comunicato con cui si attribuisce l’azione, perpetrata – dicono – dal 26enne Abdulbaki Sonmez, nato a Van e cittadino turco. Tak, nato da una costola del Pkk ma indipendente da 10 anni, accusa Erdogan di manipolare la comunità internazionale contro i kurdi e dichiara di aver organizzato l’attacco in risposta alle stragi compiute a Cizre.
Se confermato, niente a che vedere con la Siria. Il gioco rischia di scappare di mano al sapiente burattinaio Erdogan. Il presidente (che ha annunciato di volerne discutere direttamente con il presidente Obama) non ha sfondato la porta della Casa Bianca che ieri aveva sminuito le accuse turche. Il Dipartimento di Stato – aveva detto il portavoce Kirby – non è in grado «di confermare né smentire» la presunta responsabilità kurdo-siriana nell’attacco di Ankara. Washington non intende danneggiare i rapporti con quelli che Kirby definisce «valorosi combattenti», i kurdi siriani.
Anche sul campo di battaglia la Turchia non ottiene i risultati sperati: nonostante i raid contro le postazioni kurde a Rojava, le Ypg avanzano al confine. Ieri è stata annunciata la liberazione della città di Shaddadeh, in mano all’Isis, con il sostegno dei raid Usa. E con il sostegno aereo russo avanzano anche le truppe di Damasco, nel giorno in cui si sarebbe dovuto concretizzare la cessazione delle ostilità.
L’obiettivo non è stato raggiunto, un ulteriore passo indietro per le Nazioni Unite, ieri costrette a rinviare ancora il negoziato di Ginevra. Bloccato sul nascere all’inizio del mese, era stato posposto al 25 febbraio ma l’escalation sul terreno impedirà di tagliare anche quel traguardo: ieri l’inviato Onu de Mistura ha definito «non realistica» l’apertura del tavolo tra 5 giorni.
A Ginevra ci si riunisce comunque: la città svizzera avrebbe dovuto ospitare in serata un meeting tra funzionari militari dei 17 paesi coinvolti nell’accordo di Monaco per individuare le opposizioni parte della tregua e di conseguenza le aree interessate. Unico parziale risultato finora archiviato è la distribuzione degli aiuti umanitari: nei giorni scorsi Onu e Croce Rossa hanno raggiunto 5 comunità siriane e portato cibo e acqua a 80mila persone. Resta in sospeso Deir Ezzor, assediata dallo Stato Islamico: il Palazzo di Vetro sta pianificando di distribuire pacchetti di aiuti lanciandoli dagli aerei.
Fonte: Il manifesto

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