Guerra Turchia-PKK: timeline dell’eterno conflitto

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Aggiornato il 03/05/18 at 04:31 pm

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Dal trattato di Sèvres del 1920 all’arresto del leader curdo Abdullah Ocalan fino agli……

attentati e ai bombardamenti degli ultimi mesi. Le date e le immagini degli eventi
Le ostilità tra turchi e curdi affondano le radici agli inizi del secolo scorso. Di seguito, i principali passaggi storici che hanno portato, con alti e bassi, all’attuale situazione di scontro totale tra il governo di Ankara e le forze che premono per la creazione di un Kurdistan indipendente.
1920
Il trattato di Sèvres, firmato tra le forze alleate e l’Impero Ottomano, prevede la creazione di uno Stato curdo. Il piano è annullato dopo che i turchi vincono la “guerra d’indipendenza”.
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1923
Il Trattato di Losanna fissa i nuovi confini della Turchia e distribuisce i curdi tra le diverse nazioni.
1920-1937
Numerose ribellioni curde per l’indipendenza sono soffocate nel sangue e provocano la morte di migliaia di persone.
1937
Turchia, Iran, Iraq e Afghanistan firmano il Trattato di Saadabad per coordinare la loro azione contro i ribelli curdi.
1978
Abdullah Ocalan fonda il Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK), che promuove la creazione di uno Stato curdo indipendente.
1984
Il PKK imbraccia le armi contro il governo della Turchia, provocando un’insurrezione armata che parte dalla regione dell’Anatolia e coinvolge l’intero sud-est a maggioranza curda.
1987
La Turchia dichiara lo stato di emergenza in ben 11 province, mentre le forze armate incrementano gli sforzi contro gli insorti curdi nel sud-est.
1991
La prima guerra del Golfo apre la strada a un’autonomia de facto per i curdi nel nord dell’Iraq. All’interno della Turchia aumentano gli attacchi curdi lanciati dal Kurdistan iracheno.
1992
L’esercito turco lancia una grande operazione aerea e terrestre contro le basi del PKK nel nord dell’Iraq.
1995
Il governo di Ankara dà il via a una grande incursione militare in Iraq, che coinvolge più di 30mila soldati, e a dure repressioni anti-curde nel sud-est della Turchia.
1999
Il leader curdo Abdullah Ocalan viene catturato in Kenya e condannato a morte per tradimento. Il PKK ridimensiona le richieste di creazione di uno Stato curdo indipendente, chiedendo però una maggiore autonomia.
2002
La condanna a morte di Ocalan viene commutata in ergastolo, dopo che la Turchia abolisce la pena di morte.
2004
Ankara apre all’uso limitato della lingua curda nelle trasmissioni della televisione di Stato.
2004-2007
Il PKK aumenta il numero di imboscate e attentati dinamitardi ai danni soprattutto delle forze armate.
2007
Il parlamento turco autorizza lo schieramento dell’esercito al confine iracheno per operazioni transfrontaliere contro i nascondigli dei ribelli curdi nel nord dell’Iraq.
2009
Tentativi di conciliazione tra governo e PKK portano alla creazione di un canale in lingua curda sulla tv di Stato, mentre si studia un pacchetto di riforme per garantire maggiori diritti alla minoranza curda. La decisione provoca però una reazione nazionalista e numerosi arresti di attivisti, giornalisti e politici sospettati di legami con il PKK.
2011
Il 29 marzo il primo ministro turco Recep Tayyip Erdogan compie il primo viaggio nel Kurdistan iracheno, recandosi in visita ufficiale a Erbil per offrire un segnale distensivo. A settembre, però, a Oslo falliscono colloqui di pace segreti tra il MIT, l’intelligence turca e alti funzionari del PKK.
Come risultato, a ottobre ​​24 soldati turchi muoiono in uno dei più gravi attacchi compiuti dai ribelli curdi. Mentre a dicembre 34 civili scambiati per ribelli vengono uccisi in un attacco aereo condotto dai turchi vicino al confine iracheno.
2012
A settembre, centinaia di curdi in carcere iniziano uno sciopero della fame per ottenere più diritti e migliori condizioni carcerarie per il loro leader Ocalan. Dopo due mesi, Abdullah Ocalan chiede loro la fine dello sciopero della fame e accetta nuovi colloqui di pace tra i servizi di intelligence promossi da Ankara con l’obiettivo di disarmare i ribelli.
2013
A febbraio, nonostante l’omicidio di tre attivisti curdi a Parigi, incluso la co-fondatrice del PKK Sakine Cansiz, riprendono i negoziati di pace e i ribelli curdi liberano otto prigionieri turchi. Dopo una visita in carcere da parte di una delegazione di politici curdi, il 18 marzo Abdullah Ocalan invita a un cessate il fuoco a partire dal capodanno curdo (21 marzo).
2014
Con l’intensificarsi della guerra civile siriana e irachena, riprendono gli scontri al confine. Tra marzo e dicembre, sotto i colpi del PKK cadono numerosi soldati e poliziotti turchi. Il governo di Ankara risponde con incursioni aeree e reprimendo le proteste nelle città.
2015
Abdullah Ocalan chiama alla pace e alla lotta comune contro lo Stato Islamico. Ciò nonostante, la guerra tra PKK e Turchia s’intensifica. Alle operazioni militari delle forze armate corrispondono azioni di guerriglia e attacchi terroristici.
Il 20 luglio a Suruc, un kamikaze uccide 33 attivisti che stavano preparando una spedizione umanitaria per la città siriana curda di Kobane. L’attentato viene attribuito allo Stato Islamico.
Il 10 ottobre alla stazione centrale di Ankara due attentatori suicidi si fanno esplodere durante una manifestazione animata dal partito filocurdo HDP (Partito Democratico del Popolo) per chiedere al governo di interrompere il conflitto con i separatisti curdi del PKK. Il bilancio della strage è di oltre 100 morti.
(Manifestanti armati ai funerali delle vittime dell’attentato di Suruc)
2016
La guerra tra Turchia e PKK sale d’intensità. Proseguono i bombardamenti aerei di Ankara nel Kurdistan iracheno e quindi in Siria, dove i curdi siriani dello YPG si sono uniti all’esercito siriano per prendere la città di Aleppo.
Il 12 gennaio a Istanbul, nel quartiere di Sultanahmet, un attentato uccide 10 persone, di cui 8 tedeschi. L’attentato viene attribuito allo Stato Islamico.
Il 18 febbraio ad Ankara un’autobomba fa strage di soldati tra il palazzo del parlamento e la sede centrale dell’esercito: 28 morti. Poche ore dopo, un’altra esplosione colpisce un convoglio militare nel sud-est della Turchia, lungo la strada che collega Diyarbakir al distretto di Lice. Entrambe gli attentati terroristici sono attribuiti al PKK.
(fonti: Al Jazeera, BBC, LookOut News)

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