Kurdistan, l’isola che non c’è. In una serata a Storo un illuminante spaccato della situazione curda

Aggiornato il 03/05/18 at 04:38 pm


di Stefania Alessi

Si è tenuto nella sala comunale di Storo un illuminante incontro sulla situazione curda. Illuminante perché ha fatto luce su qualcosa di cui l’opinione pubblica occidentale è completamente all’oscuro: il medio oriente ci può insegnare….. la democrazia ed il rispetto per la donna. Enzo Ianes, giovane bolzanino, ha raccontato il suo viaggio in Kurdistan, lo Stato che non esiste, territori tra Turchia, Iraq, Iran e Siria dove vive la popolazione curda (40 milioni di persone), facendo una fotografia della situazione attuale e di come si è evoluta. E proprio qui, dove la democrazia ed il rispetto dei diritti umani sono alquanto discutibili, quando non completamente assenti, una popolazione resiste… Resiste a tutto: all’ISIS, all’oppressione dei governi locali e alle potenze occidentali. La resistenza curda è riuscita a rispondere agli innumerevoli soprusi non con la chiusura, come ad esempio il fondamentalismo islamico dell’ISIS, ma con l’apertura ad una democrazia lungimirante. Non chiedono più, infatti, di fondare un proprio Stato, che inasprirebbe solo le differenze, ma un “confederalismo democratico”, ovvero un’autonomia attraverso la quale cooperare con gli altri popoli. Inoltre, il sistema di governo che attuano nei territori liberati (soprattutto a Rojava, in Siria) prevede che le decisioni siano prese da assemblee territoriali, quindi dal basso, e applicate poi dai delegati scelti (non è esattamente quello che fanno i nostri politici…). Se ciò non stupisse abbastanza, di stucco lascia senz’altro il ruolo che hanno le donne all’interno della loro istituzione, ovvero di una completa parità di genere (ad esempio per ogni carica ricoperta da un uomo ve n’è una uguale per la donna affinché le peculiarità di entrambi i punti di vista siano prese in considerazione). Non serve molta immaginazione per capire quanto tutto questo possa risultare intollerabile dall’ISIS, infatti i curdi del PKK, l’unica forza locale che l’ha efficacemente contrastato, sono tra i suoi principali nemici. Su questo punto Ianes si sofferma nel constatare come i media enfatizzano le vittime dello Stato Islamico in Europa e negl’USA, causate da gesti ovviamente deplorevoli, ma non citano mai quelli che muoiono in medio oriente, soprattutto mussulmani, siano occidentali accorsi per sostenere la lotta, militanti del luogo o cittadini che a migliaia continuano a subire le peggiori e più crude conseguenze del fondamentalismo religioso (tra le prime cause della fuga dei profughi). Il popolo curdo è stato perseguitato sanguinosamente da tutti, si pensi ad esempio alla pulizia etnica voluta da Saddam Hussein, e lo è tutt’ora, come ad Ankara, dove all’inizio di questo mese, durante una manifestazione pacifica per i diritti dei curdi, son state fatte esplodere due bombe e le forze dell’ordine, invece che soccorrere i manifestanti, li ha caricati. E nemmeno le forze occidentali sono di aiuto, visto che proprio il PKK è considerato un’organizzazione terrorista da USA e Europa (per quali motivi se lo chiedono anche i curdi). E’ incredibile come di fronte a tante difficoltà questo popolo sia riuscito a resistere ed evolversi, creando un’oasi nel bel mezzo del caos tra interessi economici, fondamentalismo religioso e nazionalismi. Questo e molto altro per le orecchie e gli occhi dei presenti, molto attenti e partecipi. Certo, questa è solo una campana, ma una cosa è emersa chiaramente: si può fare di più e si può fare diversamente. Fonte: Giudicarie.com

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