A Kobane una scuola ad Antonio Gramsci. E tra curdi e sardi è scambio

Aggiornato il 03/05/18 at 04:39 pm


di Andrea Piana

Antonio Gramsci come simbolo della ricostruzione e rinascita di Kobane, la città del Kurdistan siriano emblema della resistenza contro le milizie dell’Isis: nella città martoriata da mesi di battaglie contro il Califfato,……. si sta lavorando in questi giorni alla ricostruzione di una scuola che verrà intitolata proprio al grande politico e filosofo sardo. Ad annunciarlo è stato il presidente dell’Asce Antonello Pabis, uno dei membri della delegazione sarda che ha visitato a inizio luglio il Kurdistan, ricevuta questa mattina dal presidente del Consiglio regionale Gianfranco Ganau, che ha detto: “La battaglia del popolo curdo contro l’Isis deve essere presa da esempio per tutti”. Oltre alla delegazione, ha partecipato anche il rappresentante dell’Hdp in Europa Mehmet Yuksel e la sarda che a inizio luglio aveva visitato le popolazioni e le istituzioni del Kurdistan turco.
La storia del popolo curdo, caratterizzata da quell’autodeterminazione “così ostacolata dagli altri Stati”, per il Governatore è un modello da seguire. E prosegue lodando alcuni tratti della società curda, che ad esempio vanta una rappresentanza femminile paritaria a livello di organismi amministrativi, e la pacifica convivenza tra diverse etnie e religioni, “a dimostrazione che è possibile una convivenza multietnica, multirazziale e multireligiosa”, conclude Ganau.
Molto colpiti anche i consiglieri regionali, che hanno preso parte alla delegazione di rappresentanza in visita a Kobane: “Sono rimasto colpito da tre cose: il silenzio irreale di Kobane che abbiamo visto dalla periferia, i racconti terribili delle persone che abbiamo incontrato e la bellezza di quel luoghi”, ha detto Paolo Flavio Zedda (Rossomori), che ha proseguito spiegando che la dura battaglia che i curdi stanno conducendo contro i miliziani neri dell’Isis “è una guerra che riguarda tutti, perché si sta combattendo per la dignità degli esseri umani contro la follia dell’Isis, pilotato anche dall’Occidente”. Pertanto, ha dichiarato una presa di posizione della giunta, che sta costruendo “una mozione che impegnerà la Giunta regionale a contribuire alla ricostruzione di Kobane“.
I curdi “stanno vivendo una situazione molto difficile- ha concluso Zedda- perché sono tra due fuochi: o si adeguano alle condizioni monoteistiche dell’Isis o a quelle imperialiste della Turchia. Le persone che abbiamo incontrato ci hanno pregato di spiegare al mondo quello che sta succedendo realmente in quei luoghi, e non quello che ci viene proposto dalla stampa internazionale”.
L’Isis “sta cercando di eliminare tutti gli spazi comuni di convivenza pacifica -ha spiegato il rappresentante dell’Hdp, Yuksel -La nostra battaglia non è solamente quella militare ma la più importante è culturale: vogliamo dimostrare che si può vivere insieme con la propria autonomia e le proprie differenze.
Al termine della conferenza stampa, Ganau ha donato a Mehmet Yuksel un omaggio del Consiglio regionale della Sardegna, il volume “ìSardegna 360°’, mentre il rappresentante dell’Hdp ha ricambiato con una targa inviata dalla municipalità di Amed.

* giornalista

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