Medio Oriente. E se l’instabilità servisse a creare stabilità?


di Dom Serafini

E’ possibile che i calcoli sbagliati dell’amministrazione Bush-Cheney per il Medio Oriente abbiano fatto emergere i problemi basilari dell’Islam in modo che questi possano essere risolti una volta per tutte? E l’amministrazione Obama è in grado di far fronte a questa cruciale fase finale?……. Prima di rispondere a queste domande, ripercorriamo le tappe della guerra di Bush-Cheney che dal 2003 è costata agli Usa 6 mila miliardi di dollari e le vite di 4.491 soldati e ha generato in Medio Oriente 7 milioni di rifugiati.
E’ noto che gli interessi economici legati al clan dell’allora vice presidente Dick Cheney hanno destabilizzato i delicati equilibri del Medio Oriente. Prima che l’amministrazione in apparenza sotto la presidenza di George W. Bush (ma di fatto controllata da Cheney) invadesse l’Iraq, gli Stati Uniti avevano solo un problema con al Qaeda, che si era rifugiata fra i confini del Pakistan e Afghanistan.
Tra l’altro, questa organizzazione terroristica definita “troppo moderata” dagli attuali seguaci dello Stato Islamico (o Isis), era ben conosciuta dagli americani e quindi monitorabile, in quanto gli stessi americani l’avevano creata per combattere i russi all’epoca dell’invasione dell’Afghanistan.
Con la guerra di Bush-Cheney all’Iraq, nel Medio Oriente si è rafforzata l’influenza dell’Iran e indebolita quella della Siria e dello stesso Iraq. Inoltre, ha radicalizzato il Pakistan contro gli Usa (Paese che gli ha dato la possibilità di creare la bomba atomica per affrontare l’India) e, per un breve periodo, ha radicalizzato l’Egitto, permettendo il sopravvento dei Fratelli Musulmani (alla cui ideologia aderiscono i terroristi di Isis e Hamas) permettendo la creazione di Isis a nord-ovest dell’Iraq al confine con la Siria, Kurdistan e Turchia.
Pertanto, spostando la sola pedina dell’Iraq nello scacchiere medio orientale, Cheney ha creato problemi in Iraq, Iran, Siria, Kurdistan, Pakistan ed Afghanistan, coinvolgendo i turchi, fomentando la divisione religiosa fra sunniti (Isis, Pakistan, Egitto, Turchia, Afghanistan e Siria) e sciiti (Iran e Iraq) e creando problemi anche ad Israele con i terroristi di Hamas.
Prima della guerra di Bush, gli equilibri nel medio Oriente erano in mano ad elementi laici. In seguito alla sconfitta di questi ultimi, sono passati in mano ai fondamentalisti che ora usano la carta della religione per fomentare disordini e recrutare accoliti.
Il fondamentalismo estremo di Isis ha esasperato milioni di rifugiati e terrorizzato anche quegli Stati del Medio Oriente che sono loro stessi fondamentalisti, come l’Arabia Saudita (Paese sunnita che ostacola Isis, mentre il sunnita Qatar lo appoggia).
Il Medio Oriente è sotto tiri incrociati che mette tutti contro tutti, come ad esempio la Turchia che deve giostrarsi Siria, Isis e Kurdistan; Isis che va contro al Qaeda e i Talebani, che sono divisi fra l’appoggio ad Isis (Talebani in Pakistan) e ad al Qaeda (quelli in Afghanistan). Infine si hanno i grandi finanziatori ed alleati dell’America, come Qatar, Arabia Saudita e gli Emirati che appoggiano vari gruppi terroristici (inclusi i Talebani, che sono anche appoggiati dal Pakistan), e la Turchia che deve combattere contro Isis senza peró favorire i nemici curdi e siriani che a loro volta combattono contro Isis.
Da parte sua, Isis combatte con le potenti armi americane ottenute sia dai separatisti siriani armati dagli Usa per andare contro il presidente della Siria (lo sciita Bashar al Assad, appoggiato dai russi), che da una parte dell’esercito iracheno (ben armato dagli americani) che si è arreso ad Isis senza combattere. Questo è successo perché l’allora primo ministro iracheno Nouri al-Maliki (andato al potere con l’aiuto degli Usa), temendo un colpo di Stato, aveva rimpiazzato i soldati capaci con quelli impreparati. La stessa tecnica è stata utilizzata in Turchia dal presidente Recep Tayyip Erdogan che, eletto con l’appoggio dei fondamentalisti islamici influenzati dal movimento dei Fratelli Musulmani, ha fatto incarcerare buona parte dei generali laici. Sorte evitata dall’Egitto in quanto i militari hanno deposto il presidente Mohammad Morsi (eletto nel partito dei Fratelli Musulmani) prima che questo decimasse l’alta gerarchia militare (creando così tensione con la Turchia). In quest’ultimo caso l’amministrazione Obama si è resa conto della natura terroristica dei Fratelli Musulmani solamente quando questi hanno cominciato a perseguitare la comunità cristiana d’Egitto.
Da questa esasperante polveriera potrebbe però saltar fuori la sconfitta del fondamentalismo islamico e il ritorno ad una stabilità basata su fondamenti laici anche se a discapito della democrazia che l’America voleva imporre con la forza.
Fonte:america oggi

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