Iraq, perché l’Iran guadagna dalla crisi


di Giovanna Faggionato

A Washington, gli ambienti diplomatici sono in fibrillazione. Per difendere il solo grande risultato che la politica estera americana sembrava aver conquistato negli anni recenti: la pacificazione dell’Iraq,…….. Barack Obama sembra destinato a collaborare con il nemico di sempre, l’Iran, fino a pochi mesi fa il primo degli Stati canaglia della black list a stelle strisce.
I repubblicani mai si sarebbero aspettati un epilogo simile. La caduta del’Iraq nelle mani dell’Isis a 11 anni dalla deposizione violenta di Saddam Hussein e dalla presunta esportazione di democrazia non è un’opzione da prendere in considerazione. A maggiore ragione per Obama, sceso nei sondaggi ai livelli di impopolarità del suo predecessore George W. Bush.
NIENTE COLLABORAZIONE UFFICIALE. Per ora la Casa Bianca ha smentito la possibilità di collaborazione diretta: il patto è di quelli da tenere sottotraccia e da non mostrare in pubblico. Una cosa da pazzi, dice John Mc Cain, senatore della commissione Esteri.
Eppure dopo il fallimento della scommessa sulle primavere arabe, dopo lo strappo con l’Arabia Saudita, dopo l’inversione sulla politica egiziana con la fine di Morsi e dopo il fallimento della strategia siriana, Teheran è il solo interlocutore possibile per gli Stati Uniti. E soprattutto il solo che dalla crisi irachena ha tutto da guadagnare.  Leggi questo articolo
http://www.lettera43.it/politica/iraq-perche-l-iran-guadagna-dalla-crisi_43675132324.htm

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