Baghdad, la città del terrore che non risparmia i bambini


di Shorsh Surme
Mentre nel Kurdistan iracheno la popolazione curda insieme ai 200mila turisti provenienti dal Centro e dal Sud dell’Iraq festeggiavano tranquillamente, la fine del mese di Ramadan a Baghdad si è tinta di rosso sangue………. Almeno una decina di autobombe sono esplose nello stesso momento mentre la famiglie stavano festeggiando Eid al Fater.
La cosa straziante è stata la deflagrazione in un parco giochi che al momento era pieno di bambini che giocavano spensierati.
Ignari di quanto accaduto, per obiettivi a loro non appartenenti.
Il bilancio fornito dalla polizia è di 65 morti e oltre 200 feriti.
Baghdad, la capitale irachena, ai tempi di abbaside veniva chiamata Madīnat al-Salām,”Città della pace”. Ora vive completamente nel terrore: ogni giorno vengono colpiti bar, ristoranti, negozi e bancarelle della povera gente che cerca di guadagnare la pagnotta in uno Stato incapace di garantire la pace e la sicurezza ai propri cittadini.
Il Premier Al Maliki oltre il primo ministro compre ad interim anche il ministro della Difesa, dell’Interni e il comandante in capo delle forze armate.
Nel dicembre 2005 alle elezioni parlamentari, l’Alleanza Irachena Unita si aggiudicò la maggioranza dei seggi e designò Ibrāhīm al-Jaʿfarī come Primo Ministro a pieno titolo dell’Iraq del dopo-Saddam. Tuttavia al-Jaʿfarī dovette fronteggiare l’opposizione dei sunniti arabi che negoziavano la loro partecipazione al nuovo governo. Nell’aprile 2006, al-Jaʿfarī fu rimosso da tale incarico e il 22 aprile 2006, al-Mālikī fu nominato Primo Ministro designato dal Presidente della Repubblica Jalāl Tālabānī.
Al Maliki in questi anni ha continuato ad annunciare che avrebbe cambiato la strategia di sicurezza, mai però attuata.
Pensare che solo nel mese di Ramadan sono state ammazzate 800 persone, dopo che il mese di luglio si era chiuso con oltre 1000 morti, il numero più alto da cinque anni a questa parte. Secondo alcuni osservatori, le violenze potrebbero ancora aumentare a causa della paralisi politica in cui si trova l’attuale governo Iracheno.

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