Il nodo della Costituzione nel Kurdistan iracheno


Il Presidente della Regione del Kurdistan iracheno Massoud Barzani, domenica 26 maggio in occasione di un comizio tenuto al Parco Shanidar a Erbil, ha dichiarato che la bozza della Costituzione della Regione ……… può essere adottata solamente tramite un referendum, unico mezzo in grado di rappresentare il consenso popolare in merito. Il dibattito politico che oscilla tra la possibilità di rivedere la bozza di Costituzione regionale e l’opzione di adottarla così come si presenta ora, prosegue ormai da molto tempo.
Il Kurdistan iracheno (o Regione autonoma del Kurdistan), composto di tre province, ha un proprio parlamento regionale di stampo tipicamente federale che esercita un pieno controllo su tutte le aree, con l’unica eccezione per la difesa nazionale e le relazioni esterne. Il primo tenue slancio di autodeterminazione risale al 1974, ma non andò a buon fine. Il padre dell’attuale Presidente Barzani, Mulla Mustafa Barzani, a guida del KDP (Partito Democratico Curdo), non accettò i vincoli di un’autonomia limitata e mosse nuovamente guerra verso Baghdad. Sarà solamente nel 1991, dopo la Guerra del Golfo, che la regione riuscirà ad ottenere un ampio margine di libertà.
La compagine politica che guida oggi la Regione si può distinguere tra i due partiti dominanti, il KDP di Barzani e il PUK (Unione Patriottica Curda) del Presidente dell’Iraq Talabani, e i tre principali partiti di opposizione: il Movimento per il Cambiamento, l’Unione Islamica Curda e il Gruppo Islamico del Kurdistan. Questi ultimi si fanno anche da principali fautori del movimento di contrasto all’opzione del referendum, e le risposte alla dichiarazione di domenica di Barzani non si sono fatte attendere.
La questione della Costituzione regionale, va al di là della mera affermazione giuridica dell’autodeterminazione del Kurdistan Iracheno, ma apre una serie di questioni che si dipanano sia all’interno della regione, che rispetto alle sue relazioni con Baghdad e con l’esterno.
I tre gruppi di opposizione fanno leva sulla necessità di sottoporre la Costituzione al consenso istituzionale e parlamentare, prima di proporre un referendum popolare. L’opposizione, coadiuvata da esperti legali, sostiene l’illegittimità del referendum in questione, dato che la decisione di indirlo sarebbe di competenza del Parlamento della Regione Autonoma, in collaborazione con il governo e con la Commissione Generale per le Elezioni. Barzani, di rimando, domenica ha dichiarato alla folla nel parco di Erbil che il consenso politico sulla Costituzione esiste già e non c’è alcun bisogno di riaffermarlo in sede parlamentare, poiché già 36 parti politiche hanno dato la loro approvazione.
Il nodo ufficiale del dibattito politico è proprio questo: la bozza della Costituzione, in fase di revisione da più di sette anni, può essere sottoposta a referendum popolare? Oppure sarebbe più opportuno sottoporre la carta di 122 articoli a ulteriori, necessari, emendamenti?
L’opposizione, che così fortemente respinge l’ipotesi del referendum facendosi scudo con interpretazioni e dottrine giuridiche, soffre di una scarsa rappresentazione in parlamento: i tre gruppi si spartiscono solamente 35 dei 111 seggi dalle elezioni del 2009.
Il Movimento per il Cambiamento, che da solo detiene 25 seggi, respinge le affermazioni di Barzani sostenendo che è solamente il suo partito KDP a preferire la soluzione delle urne, e che così facendo il Presidente sta spingendo i partiti politici verso una frammentazione che sarebbe deleteria in un momento in cui la coesione e la solidarietà politica sarebbero fondamentali per fronteggiare le sfide della ragione.
La principale preoccupazione espressa dai gruppi di opposizione, poi, sarebbe il profilarsi di due scenari, entrambi delicatissimi. Infatti, qualora i risultati del referendum non fossero quelli auspicati da Barzani, la Costituzione potrebbe essere approvata solo con una maggioranza semplice, maggioranza che non sarebbe in grado di garantire una coesione delle parti e che andrebbe a ritorcersi proprio sulla realtà politica interna. Il secondo scenario, ancora più delicato, vedrebbe una maggioranza votare contro, e non a favore, la Costituzione. In questo caso l’intero progetto, oggetto di revisioni, modifiche e accorate discussioni parlamentari da sette anni a questa parte, sarebbe rigettato nella sua interezza e il Parlamento sarebbe chiamato a ridefinire ex novo una nuova bozza.
Ma forse, la preoccupazione vera, quella che non viene espressa nelle dichiarazioni ufficiali, è soprattutto un’altra: le Elezioni del 2013, previste per settembre, sono alle porte.
L’articolo 64 della bozza, enuncia che il presidente della Regione Autonoma del Kurdistan può essere eletto per un mandato di quattro anni a partire dalla data in cui ha prestato giuramento. Il presidente potrà essere rieletto solamente per un secondo mandato, dal momento in cui la costituzione è entrata in vigore. Barzani, oggi, si troverebbe a sostenere già il suo secondo mandato, e il timore diffuso è che abbia intenzione di rinominare se stesso per altri due mandati a seguito del referendum.
L’Alta Commissione Elettorale Indipendente, ha annunciato che il periodo per le proposte di candidatura alle prossime elezioni andrà dal 23 maggio al 4 giugno. In questo caso, anche qualora la costituzione fosse sottoposta a referendum, il referendum in questione non potrebbe svolgersi prima delle elezioni parlamentari. Basterebbe questo a placare la paura di un tentativo di aggiramento del sistema di Barzani, ma i gruppi di opposizione preferiscono mantenere l’attenzione dell’elettorato su quel velo di sospetto sull’ avversario politico numero uno.
Sul fronte delle relazioni esterne con Baghdad, invece, la chiave di volta rimane la questione della disputa sui diritti in campo energetico nella regione. Il Kurdistan vuole una piena indipendenza energetica dall’Iraq, e potrebbe in effetti permettersela. Detenere il controllo del processo produttivo e di stoccaggio sul suo territorio è la sfida che il Presidente Barzani ha lanciato a Baghdad. Barzani si è aggiudicato quasi 50 accordi sul petrolio con le principali compagnie del settore, e ha avanzato progetti di cooperazione economico-commerciali con diversi stati confinanti, come la Turchia, o occidentali. L’Italia in primis, con un’iniziativa della Regione Lombardia del 2011, ha mosso i primi passi per una missione imprenditoriale nel Kurdistan iracheno.
L’approvazione immediata della Costituzione, in tal senso, sigillerebbe uno status quo che mira all’autodeterminazione economica, e non solo politica, della regione.
fonte:lindro.it

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