rsecuzioni e genocidi, atti di barbarie che si verificano sotto i nostri occhi


di Federica Melis

Il xx secolo è il secolo della grande evoluzione militare e il secolo delle guerre tecnologiche e intelligenti, delle guerre fredde, delle guerre democratiche. Ma è soprattutto il secolo che ha visto gli uomini combattersi in maniera ……….. così cruenta da pensare di poter annientare intere razze. Il termine genocidio, è uno di quei concetti che la storia del XX secolo ci ha reso tristemente familiari. Il cosiddetto secolo dei totalitarismi, viene ricordato principalmente per il tentativo di soluzione finale messo in atto dal Nazismo verso il popolo ebreo, l’olocausto infatti è sicuramente il genocidio più documentato. Ma, non sono stati solo gli ebrei a subire la follia omicida dell’uomo moderno.
Tra i più noti episodi della storia recente troviamo il dramma del popolo armeno, che si conclude nel 1915 con l’annientamento dei ¾ della popolazione. E’ il primo genocidio del xx secolo.
Irma Toudjan è una rappresentante Armena, presente all’evento “Tra Storia e memoria. Riflessioni sui genocidi precedenti e successivi alla shoa” organizzato dall’Istituto comprensivo N.2, ci racconta la sua storia. “Sono nata in Libano e faccio parte della seconda generazione di armeni che vive in diaspora”. Dopo il genocidio, mio padre nato in Anatolia scappò, come la maggior parte dei suoi compatrioti dovette abbandonare la sua terra. Fin da adolescente ho iniziato ad avere qualche problema di identità, la nostra situazione è complessa, noi non siamo immigrati che hanno scelto di abbandonare la propria terra in cerca di lavoro, noi siamo stati costretti. Nel mio passaporto si legge nazionalità libanese, anche se io non mi sento libanese, sono armena. Il mio problema è sempre stato, non sapere chi fossi, perché io mi sento armena ma non potermi riconoscere in uno stato. Noi abbiamo una cultura, una religione, una lingua, abbiamo origini diverse ma la realtà in cui viviamo non corrisponde alla nostra identità. Immaginate quanto possa essere difficile per noi”.
Anche i Curdi hanno subito un destino simile a quello degli Armeni. Il Kurdistan è una a regione che comprende parte dei territori della Turchia, Iran, Iraq e Siria, conta 35 milioni di persone che non hanno un proprio Stato. Il Kurdistan è infatti diviso tra vari stati che non permettono loro di vivere la propria cultura, di parlare la propria lingua, di autodeterminarsi e di sfruttare le proprie risorse economiche. Il Kurdistan è ricco di petrolio, minerali e acqua , ricchezze delle quali i Curdi non possono beneficiare.
All’incontro tra “Storia e Memoria” organizzato dal Preside Scudu e dalla Dott.ssa Bardeglinu, abbiamo avuto l’occasione di parlare anche con una famiglia Curda.
Apo e Ruken Bakrak e il loro figlio Amet, vivono in Sardegna ormai da sei anni, hanno dovuto abbandonare il Kurdistan a causa della tragica situazione in cui vive il loro popolo. In Sardegna, hanno iniziato una nuova vita, hanno avuto la possibilità di andare a scuola, e ottenere la licenza media. Ruken lavora come colf e la sera studia all’Isituto alberghiero, vuole studiare per ottenere la qualifica di cuoca.
Apo e Ruken, sono stati arrestati e torturati per il semplice fatto di aver partecipato ad una manifestazione nella quale rivendicavano la loro identità, identità che gli è costantemente negata. Ruken racconta: “In Kurdistan esiste una guerra da sempre, noi non abbiamo alcuna possibilità di esprimerci, né di vivere, non abbiamo nessun diritto, abbiamo paura di morire ogni giorno. Come voi avete avuto i partigiani che combattevano per liberarvi dal fascismo, noi abbiamo i nostri che combattono per la nostra lingua e cultura, per la nostra identità. Sono tanti, donne e uomini che combattono per difenderci, molti di loro sono in carcere dove vengono torturari. Non si fa esclusione, ai bambini viene riservato lo stesso trattamento e subiscono le stesse violenze degli adulti”.
Tutto questo accade mentre noi scriviamo, un genocidio che si perpetua ogni giorno. Non esite naturalmente liberà di stampa, i giornalisti non possono scrivere dei massacri che avvengono quotidianamente. La comunità internazionale sta a guardare.
fonte:Tortohelie Press

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