L’Iraq libero di sprofondare nel caos


di Carla Reschia

E di nuovo salta la messa di mezzanotte per i cristiani in trincea .Tutti contro tutti…… nell’Iraq tornato nominalmente stato sovrano dopo che gli americani se ne sono andati: troppo tardi, secondo alcuni, troppo presto secondo altri. Di certo, troppo convinti, a torto, di aver lasciato una situazione gestibile. Gli attentati che ieri hanno causato una sessantina di morti e 183 feriti a Baghdad, devastando la città e colpendo zone affollate e obiettivi civili – caffè, mercati, piazze – sono un’offensiva caotica a cui gli analisti cercano invano di dare un senso spiegando, ad esempio, che la famiglia di cinque persone, una coppia con tre figli, freddata nel sobborgo di Diyala Baquba, è stata presa di mira perché padre e figlio sembra facesserodella milizia sunnita anti-Qaeda nota come Sahwa, che nel 2006 si schierò con le forze armate Usa. La verità è che in Iraq si muore ogni giorno, e ormai solo le stragi di massa come quella del 15 agosto, un’offensiva di attacchi in tutto il Paese che costarono la vita a 74 persone e ne ferirono oltre 200, riescono a diventare una notizia. L’eterno conflitto dell’Iraq tra le sue tre anime – sciti, sunniti e curdi – è anche il filo conduttore delle tensioni politiche, con il primo ministro sciita, Nuri al Maliki, che accusa di terrorismo il vice presidente sunnita Tareq al Hashemi, il vice premier sunnita Salih al Mutlaq che definisce il capo del governo «un dittatore peggiore di Saddam Hussein» e la regione autonoma curda che sogna di rendersi del tutto indipendente. Dinamiche e triangolazioni che coinvolgono gli stati vicini in una rete di tradimenti e alleanze fin dai tempi dell’occupazione inglese, nel 1917, di quello scampolo di impero ottomano noto a Londra come Turkish Arabia e che il petrolio alimenta e incendia. Conflitti che Saddam riusciva a contenere a prezzo di periodici macelli e costante repressione, e che ora sembrano riesplodere senza freno. E la democrazia e la pace sembrano più che mai lontane. In tutto questo stanno perdendosi i cristiani dell’Iraq, piccola e antica comunità che fin qui era riuscita a sopravvivere. Perseguitati perché non islamici, vittime di nuovi e vecchi pregiudizi stanno emigrando in massa per non venire uccisi e anche quest’anno, minacciati, annunciano la loro rinuncia al rito della messa di Natale a mezzanotte e a ogni decorazione che possa ricordare ai passanti la festività natalizia La Messa di mezzanotte per la Vigilia di Natale – ha annuciato monsignor Louis Sako, arcivescovo cattolico-caldeo di Kirkuk, nel nord dell’Iraq – è stata cancellata a Baghdad, a Mosul e a Kirkuk, a causa dei continui attentati omicidi contri i cristiani. Secondo l’arcivescovo la sicurezza nel paese sta diventando sempre più precaria dopo il ritiro delle truppe Usa. Dopo un periodo di relativa tranquillità, infatti, nel Nord della provincia del Kurdistan, si è scatenata una nuova nodata di violenze: un giovane è stato rapito a Erbil, non meno di 30 negozi di proprietà dei cristiani sono stati dati alle fiamme a Zakho nella provincia curda di Dohuk, vicino al confine turco e due coniugi cristiani, Adnan Elia Jakmakji e Raghad al Tawil, sono stati assassinati per strada a Mosul.
Fonte: La Stampa
 

Be the first to comment

Leave a Reply

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*