La Turchia si avvicina alla Cina


Turkey inches closer to china

La visita ufficiale del primo ministro cinese Wen Jiabao in Turchia, il 7-8 ottobre ha segnato una nuova fase nelle relazioni turco-cinese. Durante la conferenza stampa congiunta con l’omologo turco, Recep Tayyip Erdogan, entrambi i leader hanno sottolineato l’importanza delle relazioni fra i due paesi e hanno definito i loro fiorenti legami un “partnership strategico”. Le due parti hanno poi firmato otto accordi per sviluppare e la cooperazione in vari settori diversi, compreso il commercio, i trasporti e la lotta al terroris
Erdogan ha evidenziato in particolare la decisione di abbandonare il dollaro a vantaggio delle monete nazionali dei due paesi nel commercio bilaterale. La Turchia ha firmato un accordo simile anche con la Russia e l’Iran, altri due paesi importanti per il mercato turco. Tramite questi accordi bilaterali la Turchia sembra determinata a sottolineare la sua volontà di perseguire politiche indipendenti nel sistema economico e finanziario globale, che è strutturato attorno al primato statunitense. Per questo, Ankara cerca di prepararsi ad un ordine mondiale post-statunitense, visto che l’attuale sistema globale sembra essere molto più fluido. In più occasioni i leader turchi hanno rimarcato che il peso dell’economia globale si sta spostando verso l’Asia, e che la Turchia, che era tradizionalmente integrata nel blocco occidentale ha ora bisogno di ricalibrare le sue priorità politiche ed economiche.
Erdogan ha definito la decisione di usare le monete nazionali come un modo per consolidare il partenariato strategico tra la Cina – che sembra destinata a dominare l’economia globale – e la Turchia – una potenza economica emergente, al 17° posto nelle classifiche mondiali. Sia la Cina che la Turchia si stanno riprendendo velocemente dalla crisi finanziaria, il che potrebbe determinare anche un maggior coordinamento tra le due nazioni nel contesto del G20 e di altre istituzioni internazionali.
La Turchia deve comunque fare i conti con la palese supremazia commerciale cinese. Infatti mentre le importazioni turche dalla Cina nel 2009 ammontavano a circa 12,7 miliardi di dollari, le esportazioni turche hanno avuto un valore pari ad appena 1,6 miliardi. Per riequilibrare questa situazione Ankara conta su una strategia basata sulla promozione degli investimenti, del turismo cinese in Turchia, e su una maggiore pubblicizzazione dei prodotti turchi in Cina.
Attraverso scambi interculturali più intensi nei prossimi tre anni, la Turchia spera di ottenere questi obiettivi. Resta comunque da vedere fino a che punto la Turchia riuscirà a penetrare i mercati cinesi, data la comprovata capacità cinese di raggiungere una bilancia commerciale positiva con i suoi partner, e dati i suoi bassi costi di produzione.
Erdogan ha anche fatto riferimento a progetti comuni nel settore dell’energia, e in particolare dell’energia atomica, come a un ulteriore aspetto della cooperazione economica. Infatti da quando Ankara ha firmato un accordo con Mosca per costruire la prima centrale nucleare turca, si sono avviati altri progetti di costruzione. E mentre la Turchia negoziava con una compagnia sudcoreana per la costruzione di una seconda centrale, altre società, incluse delle compagnie giapponesi, hanno recentemente avuto contatti con Ankara per lo stesso motivo, suscitando aspettative di una crescente competizione in questo settore.
Vista la recente campagna cinese per la costruzione di reattori nucleari, inclusi alcuni dei più avanzati al mondo, la sua esperienza in questo campo potrebbe renderla un nuovo concorrente nel settore energetico turco, anche se per ora non ci sono offerte concrete. La Cina ha già vinto diversi importanti contratti in Turchia per la realizzazione di progetti infrastrutturali, incluse le ferrovie.
La dimensione storica ha sicuramente un ruolo importante nel rapporto fra i due paesi, mentre abbondano i riferimenti a un ripristino della Via della Seta. Anche l’Iran aveva espresso un interesse a un’idea simile nel contesto dell’Economic Cooperation Organization. La Turchia si è impegnata in vari progetti per migliorare le infrastrutture dei trasporti per un più rapido trasferimento dei beni fra la Cina e la Turchia attraverso l’Asia Centrale. Tali progetti, secondo Ankara, saranno anche il rimedio migliore per stabilizzare la regione.
In ogni caso, tra i fattori storici emergono anche elementi di attrito nelle relazioni sino-turche, come è stato palesemente dimostrato durante la visita di Wen. Dopo la storica visita del presidente turco Abdullah Gul in Cina nel giugno del 2009, i violenti scontri nella regione autonoma dello Xinjiang provocarono diversi morti fra i musulmani turchi uiguri nel luglio 2009.
I politici turchi, che furono accusati di aver ignorato la situazione degli uiguri, criticarono il comportamento cinese nello Xinjiang. Erdogan arrivò al punto di affermare pubblicamente che gli omicidi equivalevano “quasi a un genocidio”. Nel periodo seguente, comunque, le relazioni sino-turche si sono velocemente normalizzate, nonostante le pressioni della diaspora uigura. Successivamente, la Turchia e la Cina hanno cominciato addirittura a parlare di una cooperazione nella lotta al terrorismo.
Siccome la Cina ha definito la resistenza uigura come un’insieme di attività sovversive terroristiche, con possibili legami ad al-Qaeda, tale cooperazione con la Turchia è stata ritenuta molto utile. In questo contesto Wen ha sottolineato, durante la conferenza stampa congiunta, che era stato discusso il potenziamento della cooperazione bilaterale nella lotta all’estremismo e al terrorismo. Questi colloqui, ironicamente, hanno avuto luogo mentre fuori attivisti uiguri protestavano contro la visita di Wen e la politica di Ankara nei confronti della Cina.
La posizione di Ankara rispetto alle richieste uigure, che potrebbe apparire come una marcia indietro, riflette il comportamento già tenuto dalla Turchia verso la diaspora del Caucaso settentrionale. Infatti per preservare le fiorenti relazioni bilaterali con la Russia, Ankara adottò un approccio cooperativo, e frenò le azioni della diaspora caucasica durante la seconda guerra cecena – un approccio che continua a seguire.
Nelle altrimenti strette relazioni con la Cina, gli appelli uiguri per un maggiore riconoscimento dei loro diritti rimarranno probabilmente un tasto dolente. Ma il governo turco sembra determinato a non lasciare che la questione dello Xinjiang rovini i legami politici ed economici con la Cina.
Traduzione da Asia Times di Marzia Romeo
Romeo.marzia@yahoo.it
 

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