L’Iraq verso un al Maliki bis tra attentati e morti nelle città sciite

Aggiornato il 03/05/18 at 04:36 pm


Otto mesi dopo le elezioni di marzo, i leader politici iracheni si sono riuniti oggi, 8 novembre, per elaborare un accordo che consenta finalmente la nascita di un nuovo governo, probabilmente un ‘Maliki bis’. Ma puntuale, come ad ogni tappa istituzionale, il terrorismo è tornato a colpire, con due autobomba, nelle città sante sciite di Kerbala e Najaf. E morti e feriti si contano a decine.
Per rendere più alta l’attenzione, come ‘obiettivo designato’ sono stati scelti dei pellegrini iraniani: la prima autobomba, condotta da un kamikaze, è scoppiata a Kerbala, su una delle vie d’accesso alla città, mentre sul posto c’era appunto una comitiva di iraniani. Il bilancio, ancora incerto, varia tra i sette e i dieci morti, e una quarantina di feriti.Poco dopo, nella vicina Najaf è esplosa un’altra autobomba, nei pressi di un terminal di pullman in arrivo dall’Iran. In questo caso, il bilancio, sempre provvisorio, è compreso tra i tre e i sei morti, e una decina di feriti. Gli iraniani uccisi sono in tutto almeno cinque o sei e i feriti oltre dieci.
In serata, poi, un’autobomba è esplosa a Bassora, città a maggioranza sciita e importante snodo petrolifero dell’Iraq, causando la morte di almeno 12 persone e facendo anche una trentina di feriti. L’esplosione è avvenuta in una strada affollata dove si trovano numerosi bar, ristoranti e negozi nel quartiere meridionale di Qibla.
Si tratta di attacchi che fanno seguito alle stragi della settimana scorsa a Baghdad, dove il 31 ottobre sono state uccise oltre cinquanta persone in una chiesa e, due giorni dopo, altre sessanta con una impressionante serie di almeno 11 autobomba fatte esplodere in altrettante zone sciite.
Voci poi culminate con l’annuncio ieri, da parte di un suo portavoce, di un accordo in base al quale il presidente Jalal Talabani, che è curdo, verrà rieletto capo dello Stato, mentre al Maliki, che è sciita, verrà riconfermato primo ministro. Il gruppo al Iraqyia dell’ex premier Iyad Allawi – che alle elezioni ha ottenuto il maggior numero dei seggi parlamentari anche grazie al sostegno dei sunniti – sceglierà invece il presidente del Parlamento.
La riunione a Erbil. A rafforzare ulteriormente la speranza che il braccio di ferro politico si stia avviando verso la conclusione, questa mattina i massimi leader politici, tra cui al Maliki e Allawi, si sono incontrati ad Erbil, capoluogo del Kurdistan iracheno, per un’ultima maratona negoziale che continuerà domani a Baghdad, in vista della ripresa della prima sessione parlamentare, fissata per il prossimo 11 novembre. Un appuntamento in cui si dovrebbe procedere alla elezione del presidente del Parlamento per poi, in base alla Costituzione, eleggere il nuovo capo dello Stato, che a sua volta affiderà quindi ad una personalità politica l’incarico di formare un nuovo governo di unità nazionale.
La riunione di Erbil è stata aggiornata dopo due ore, e le dichiarazioni filtrate lasciano intuire che ci sono sul tappeto ancora diversi problemi da risolvere, ma l’offensiva terrorista degli ultimi giorni fa al contrario pensare che l’intesa potrebbe finalmente essere vicina.

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