Obama: “In Iraq molto resta da fare”


di Maurizio Molinari
Il presidente parla all’America e annuncia la fine della guerra:”Ma niente proclami di vittoria” «La fase dei combattimenti è finita per le truppe americane in Iraq. Ma non ci saranno dichiarazioni di vittoria. C’è ancora molto lavoro da fare». Il presidente Barack Obama, incontrando oggi in una base militare in Texas un gruppo di reduci dall’Iraq, ha anticipato il contenuto del suo discorso di stasera dall’Ufficio Ovale.
Il discorso intende segnare la “pietra miliare” della fine delle missioni di combattimento delle forze armate statunitensi in Iraq. «Il nostro compito in Iraq non è ancora concluso – ha detto Obama ai soldati della base di Fort Bliss – La fase di combattimento è finita ma abbiamo lavorato troppo duramente per non portare avanti quello che deve essere fatto adesso dai nostri civili e dalle forze di transizione». Obama ha espresso ai soldati «la più profonda gratitudine da parte mia e del paese per il grande lavoro fatto in Iraq». Quello sull’Iraq sarà solo il secondo discorso dallo Studio Ovale del presidente Obama. Il primo, il 15 giugno scorso, era stato dedicato alla marea nera.
Nel discorso Obama intende sottolineare di avere mantenuto la sua promessa, fatta durante la campagna elettorale, di por fine «in modo responsabile» alla guerra in Iraq. E intende rendere celebrare il coraggio ed i sacrifici delle truppe americane: oltre un milione di soldati Usa hanno prestato servizio nel paese a suo tempo dominato da Saddam Hussein e oltre 4.400 militari Usa hanno perso la vita nel corsi della missione. I critici hanno giudicato comunque «prematuro» il discorso di Obama che giunge in un momento in cui l’Iraq, a sei mesi dalle elezioni, non è ancora riuscito a formare un nuovo governo e con il livello di violenza ancora alto. La Casa Bianca ha già messo le mani avanti: Obama non userà la frase ’missione compiutà, a suo tempo usata dal suo predecessore George W. Bush nel maggio 2003 e rivelatasi prematura. Il ministro della difesa Robert Gates ha ribadito oggi che «non è ancora il momento dei trionfalismi in Iraq: molte cose devono ancora essere migliorate».
Obama ha sempre criticato la decisione di Bush di invadere l’Iraq. La Casa Bianca ha sottolineato che l’amministrazione Bush ha commesso «enormi errori strategici e tattici» nella conduzione del conflitto in Iraq. Il presidente Obama ha comunque telefonato oggi al presidente Bush, da bordo dell’Air Force One, alcune ore prima del suo discorso dallo Studio Ovale. I repubblicani hanno però sottolineato oggi che Obama è sempre stato «nettamente contrario alla strategia dell’aumento di truppe attuata dalla amministrazione Bush» e «adesso cerca di prendersi il merito» del successo conseguito da tale decisione. Il discorso mira ad illustrare il mutamento della missione delle truppe americane in Iraq – scese adesso sotto la quota di 50 mila (erano 140 mila quando Obama era arrivato alla Casa Bianca) – che saranno impegnate d’ora in poi nell’addestramento delle truppe e delle forze di polizia irachene, nella protezione dei civili americani in Iraq e in operazioni di anti-terrorismo affidate alle Forze Speciali. «È giunto il momento che l’Iraq si assuma la responsabilità della sicurezza del paese», ha detto il presidente Obama, che ha inviato il suo vice Joe Biden in Iraq per celebrare il passaggio di consegne. Gli ha fatto eco da Baghdad il premier iracheno Nouri al-Maliki che ha detto che l’Iraq è adesso diventato «un paese sovrano e indipendente».
Fonte: La Stampa.it

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