Turchia continua la repressione dei Curdi e Demirtas resta in carcere

di Shorsh Surme –La repressione in Turchia non siferma. In questi ultimi giorni sono state arrestate oltre 100 persone, tra cui 30 avvocati con la solita accusa di avere legami con il Partito dei Lavoratori del Kurdistan (Party Krekarany Kurdistan (PKK).
Ormai secondo il governo di Erdogan i 20 milioni di Curdi in Turchia sono dei potenziali terroristi e come tale devono essere repressi.
La polizia ha condotto raid simultanei in diverse città tra cui Diyarbakirla, capoluogo del Kurdistan turco (Bakur), Istanbul, Izmir e Adiyaman.
L’Ordine degli avvocati di Diyarbakir ha condannato fermamente gli ultimi arresti, che hanno preso di mira 17 dei suoi membri.
Ogni volta che il regime turco incontra difficoltà economiche, politiche o di altro genere, attacca la popolazione curda per incanalare la rabbia della gente. Ma ci si chiede fino a che punto il popolo turco verrà ingannato mentre il paese è afflitto da problematiche di ogni tipo, in primis la pandemia da coronavirus.
Anche il Partito Democratico dei Popoli (HDP) curdo, che fa parte dell’opposizione parlamentare, è stato ed è sotto i riflettori dell’autorità turche per i suoi presunti legami con il PKK. Una dozzina di sindaci dell’Hdp, eletti democraticamente nel 2019, sono stati estromessi e non solo, il governo del “sultano” Recep Tayyp Erdogan continua ad abusare della detenzione e dei procedimenti penali in una campagna di persecuzione contro i politici dell’opposizione. Tra loro Selahattin Demirtas, presidente del Partito Democratico dei Popoli (HDP) e altri 10 parlamentari dello stesso partito, che sono in carcere dal 2016.
Questo nonostante l’ordine della Corte europea per diritti dell’Uomo di rilasciarli, ma il governo turco ha inventato subito nuove accuse infondate per tenerli dietro le sbarre.
Ricordiamo che la vittoria conquistata del partito curdo HDP non è stata facile ed è andata contro i numerosi tentativi repressivi e violenti di sbarrare la strada all’iniziativa messa in atto dai curdi e dalle forze progressiste.
La detenzione di Demirtas e di altri 10 membri del parlamento del Partito, eletti per la prima volta nel 2015, segue una vittoria dei curdi che non è stata digerita dai nazionalisti.
La 19ma Corte d’Assise di Ankara il 2 settembre 2019 aveva deciso “all’unanimità” per il rilascio dell’ex presidente dell’HDP. Tuttavia il 20 settembre, il giorno in cui Demirtas sarebbe dovuto essere rilasciato, il procuratore capo di Ankara ha riesumato un’indagine vecchia e dormiente come motivo per farlo restare in carcere, nonostante la sentenza della Corte europea dei diritti dell’Uomo del 2018.

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