SIRIA. PUTIN, ERDOGAN E ROHANI PER LA SOLUZIONE POLITICA. CON I PROPRI MILITARI NEL CONFLITTO

di Shorsh Surme – I tre presidenti dell’Iran, della Turchia e della Russia si sono ritrovati nuovamente, questa volta in videoconferenza, per discutere o meglio per spartirsi la Siria, paese ormai ostaggio dei tre con un dittatore, Bashar al-Assad, che pensa solo alla propria famiglia e al suo potere.
Il presidente Russo Vladimir Putin ha detto ai suoi omologhi, il turco Recep Tayyp Erdogan e l’iraniano Hassan Rohani, che era necessario un dialogo pacifico tra le forze opposte nella guerra siriana, come orma avviene da nove anni. “Un dialogo inter-siriano inclusivo, che dovrebbe essere attivamente promosso nell’ambito del comitato costituzionale di Ginevra. Propongo di sostenere questo processo per aiutare i partecipanti a incontrarsi e avviare un dialogo diretto”, ha detto Putin, il quale forse si è scordato che nella guerra di Siria la Russia e l’Iran sono stati i principali sostenitori delle forze del presidente Bashar al-Assad, mentre la Turchia ha avuto un piede in due staffe, continuando ancora oggi ad appoggiare i cosiddetti combattenti dell’opposizione e nel contempo sottoscrivendo accordi con la Russia anti Nato, e con l’Iran anti curdi.
Nella dichiarazione congiunta Russia, Turchia e Iran “hanno espresso la convinzione” che “la guerra in Siria non può avere una soluzione militare e deve essere risolta solo attraverso un processo politico”. E’ la scoperta dell’acqua calda.
La cosa assurda è che sia Putin che Rohani non hanno obiettato a Erdogan l’occupazione in atto del territorio siriano come nel caso della città curda di Afrin. L’unico accenno è stato fatto dal presidente iraniano Rohani, che ha definito “illegittima” la presenza delle forze straniere in Siria, esortandole a ritirarsi immediatamente… come se la presenza dei pasdaran fosse legittima, forze militari iraniane che sostengono il governo di Bashar al-Assad.

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