CORONAVIRUS. IL DRAMMA DEL MEDIO ORIENTE

di Shorsh Surme – — Il coronavirus è una bomba a orologeria per tutto il Medio Oriente. La guerra e l’epidemia che si sta diffondendo si sono combinate creando disastri in una zona che vive perennemente in conflitto, un mix che potrebbe comportare conseguenze per gli umani devastanti.
Il virus è già arrivato nella regione ormai da giorni. Israele, paese con un sofisticato sistema sanitario in stile occidentale e una significativa capacità di mobilitare risorse, sta già lottando con le potenziali conseguenze della pandemia e si trova con gli stessi problemi riscontrati nell’Unione Europea e negli Stati Uniti.
Lo stesso vale per l’Iran, dove gli amministratori si trovano ad affrontare una crisi di salute pubblica senza precedenti, anche se si sospetta che le cifre sono ben più gravi dei 55mila contagi e 3.160 deceduti comunicati in modo ufficiale.
Tuttavia il Medio Oriente ha alcune peculiarità che possono aggravare la diffusione del virus, come usanze legate alla cultura locale ed alla religione, elemento questo centrale nella quotidianità di molti cittadini.
Soprattutto sono però i conflitti in corso e l’alto numero di sfollati e rifugiati a rappresentare il lato più debole della della pandemia: Siria, Libia e Yemen sono in gran parte stati falliti, con risorse e infrastrutture sanitarie limitate se non inesistenti in diverse zone. Per esempio, nelle zone della città di Idilib o nella città curda di Afrin, occupata ormai da due anni della Turchia in Siria, gli ospedali e le altre strutture mediche sono state attaccate direttamente dal regime e dai suoi alleati russi.
Refugees International ha prodotto un lungo rapporto sulla difficile situazione degli sfollati denunciando la necessità di un’azione internazionale urgente; il suo vicepresidente per i programmi e le politiche, Hardin Lang, ha sottolineando che “in questo momento di pandemia globale, non dobbiamo perdere di vista le popolazioni più vulnerabili del mondo”.
“I governi – ha continuato – sono giustamente concentrati sulla protezione della propria popolazione. Ma la risposta globale a Covid-19 deve essere inclusiva se vuole essere efficace”. “Ignoriamo – ha aggiunto – i 70 milioni di sfollati forzati a nostro rischio e pericolo. Adottare misure di base per aiutare a proteggere coloro che hanno già bisogno di assistenza umanitaria è sia la cosa giusta da fare e la cosa intelligente da fare”.

Be the first to comment

Leave a Reply

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*