LE SFIDE DEL NUOVO ESECUTIVO LIBANESE

di Diego Fiorin —- Il 22 Gennaio, In Libano si è raggiunto un accordo storico per la formazione di un nuovo governo libanese presieduto dal premier Hassan Diab, membro della coalizione capeggiata da Hezbollah. Proprio in termini di rappresentanza politica, “il nuovo esecutivo nasce dall’accordo tra Hezbollah, il partito a maggioranza sciita Amal e il blocco cristiano del Movimento dei Patrioti Liberi, guidati dall’ex ministro degli Esteri Gebran Bassil, che si è aggiudicato il maggior numero di ministeri.” 

Nonostante le incessanti proteste, il nuovo Governo Libanese ha ottenuto un voto di fiducia in parlamento basato in parte su un piano di salvataggio finanziario che ha presentato per affrontare una grave crisi finanziaria. Sono stati 63 i deputati su 84 presenti a dare la fiducia al nuovo governo.

L’insediamento del nuovo governo arriva dopo un lungo periodo di proteste antigovernativa contro la corruzione e le difficili condizioni economiche nel paese. Le condizioni in cui versa il paese sono  considerate da molti osservatori come le peggiori dalla fine della guerra civile trent’anni fa. Proprio a causa delle crescenti pressioni della piazza, si era dimesso il precedente primo ministro Saad Hariri, leader del partito a maggioranza sunnita “Movimento Futuro”.

Di fatto, riacquistare la fiducia delle piazze è l’obbiettivo primario del nuovo Governo libanese. Nonostante le grandi promesse di cambiamento, il popolo non sembrerebbe gradire le nuove figure scelte al governo sostenendo siano sempre parte dell’inefficiente e corrotto sistema di potere che ha causato le proteste in prima istanza.

Secondo quanto riferito dalla capitale Beirut, durante le prime dichiarazioni del governo, il Primo ministro Diab ha rassicurato il suo popolo dicendo che “avrebbero affrontato la corruzione … che avrebbero escogitato piani per aiutare i più poveri della società, avrebbero sostenuto l’industria locale, e il commercio locale ”. (France24 11/02/2020)

La seconda enorme sfida sarà attuare il piano di salvataggio economico che ha ricevuto la fiducia in parlamento. L’implementazione del piano di riforme economiche è infatti una premessa fondamentale per rassicurare i partner internazionali e sbloccare così gli aiuti finanziari annunciati da Stati Uniti, Unione Europea e Francia.

“Il nuovo ministro delle Finanze libanese, Ghazi Wazni, confida infatti di riuscire ad ottenere dai donatori internazionali tra i 4 e 5 miliardi di dollari in prestiti agevolati su beni di prima necessità, quali grano, benzina e prodotti sanitari.” (Federico Borsari | Francesco Salesio Schiavi | 31 gennaio 2020)

La comunità internazionale ha impegnato oltre $ 11 miliardi in aiuti finanziari disperatamente necessari, ma lo ha subordinato alla rapida attuazione delle riforme economiche.

Il primo ministro ha affermato che il suo gabinetto “si atterrà alle misure di austerità che i donatori internazionali hanno affermato di dover adottare per accedere ai potenziali fondi da 11 miliardi di dollari per il Libano.

In questo contesto, la stabilità del Libano dipenderà da due obiettivi distinti ma interdipendenti. In primis, la capacità del nuovo esecutivo di implementare nell’immediato le riforme strutturali, vitali per ottenere la fiducia della comunità internazionale e ricevere i finanziamenti volti a ripristinare le condizioni socio-economiche sostenibili del paese. Secundis, la capacità dell’amministrazione Diab, di riconquistare la fiducia del popolo e di traghettare così il paese verso nuove elezioni parlamentari democratiche.

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