Il medico dell’ong italiana nel Kurdistan siriano: “Fermate questa barbarie, ha conseguenze devastanti”

di FLORIANA BULFON … (https://www.repubblica.it/esteri/2019/10/10/news/dottor_pedro_sanjose_garces_rojava_kurdistan_siriano-238197652/?fbclid=IwAR11WqUgfRk3XJhPQEnuK71EV4uUnrvbkWP1Us0gN-GxLJ4BSWg5c7vYc00)

Il dottor Pedro Sanjose Garces arriva dal Rojava. Con l’ong italiana ‘Un ponte per’ in collaborazione con la ‘Mezzaluna rossa’ curda, è impegnato dal 2015 per la ricostruzione del sistema sanitario nazionale, mancano ospedali, cliniche, medicinali: “È spaventoso quello sta succedendo ora”

“Fermate questa barbarie, le conseguenze sono devastanti”. La voce del dottor Pedro Sanjose Garces arriva dal Rojava, il Kurdistan siriano. La comunicazione si interrompe più volte, restano solo urla disperate e il suono delle bombe.

Il lancio dell’operazione turca ‘Peace Spring’ sta colpendo le principali città di confine lasciando cumuli di macerie e vite umane spezzate. “Ieri mattina sono uscito per strada e per la prima volta non ho visto nessuno. È stato terrificante, erano tutti asserragliati dentro le proprie case in attesa della morte” racconta. Il dottor Garces lavora qui da due anni per l’ong italiana Un ponte per che in collaborazione con la Mezzaluna rossa curda è impegnata dal 2015 per la ricostruzione del sistema sanitario nazionale.  Ospedali, cliniche, ambulanze e medicinali per ridare vita.
Qual è la situazione?
“Terribile. I bombardamenti hanno colpito in modo indiscriminato le città più densamente abitate come Kobane, il simbolo della resistenza a Daesh, Ras El Ain, Ain Issa. Ad Hassake un attacco aereo ha distrutto l’impianto di distribuzione dell’acqua, a Qamishlo ieri notte hanno devastato il quartiere cristiano. È scandaloso se pensa che proprio lì, appena poche settimane fa, persone di tutte le confessioni religiose avevano festeggiato la Giornata Internazionale della Pace. Già prima dell’offensiva il 95% della popolazione aveva bisogno di supporto per accedere ai servizi sanitari di base, ora siamo alle porte di un disastro umanitario. Siamo stati costretti a riposizionare il nostro team medico e le ambulanze lungo il confine, lasciando scoperti i principali campi profughi”.

Come sta reagendo la popolazione?
“Se l’offensiva non verrà fermata ci sarà una crisi umanitaria. Qui ci sono state città rase al suolo, la prima volta che sono entrato a Raqqa non ho trovato un edificio in piedi. Queste persone hanno perso tutto. Solo adesso iniziavano a rialzarsi in piedi, in maniera pacifica stavano ricostruendo la loro vita e invece hanno deciso di togliergliela. Bisogna fermare questo piano di morte. La popolazione arabo-siriana che ha trovato rifugio in Turchia non può essere utilizzata come merce di scambio in questo conflitto, e non deve essere costretta a tornare in Siria, insediata forzatamente nella “zona di sicurezza” che  il presidente turco Recep Tayyip Erdogan vuole creare al confine. Oggi tutto il nostro lavoro rischia di andare distrutto.  Eravamo venuti qui per ricostruire e portare sviluppo e ci troviamo a dover rispondere all’ennesima emergenza”.

Pensa che sarete costretti ad andarvene?
“Stiamo predisponendo tutte le risorse per far fronte alla situazione e restare al fianco dei civili, anche se un’ulteriore escalation potrebbe avere conseguenze imprevedibili. Abbandonare quest’area e la popolazione curda, che ha avuto un ruolo fondamentale nel contenimento e nella sconfitta di Daesh, sarebbe gravissimo, e rappresenterebbe un tradimento dei valori stessi per i quali tante vite sono state sacrificate”.
Per leggere l’articolo  https://www.repubblica.it/esteri/2019/10/10/news/dottor_pedro_sanjose_garces_rojava_kurdistan_siriano-238197652/?fbclid=IwAR11WqUgfRk3XJhPQEnuK71EV4uUnrvbkWP1Us0gN-GxLJ4BSWg5c7vYc00

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