Così la Turchia usa i jihadisti contro i curdi

di FUTURA D’APRILEI —–  legami tra la Turchia del presidente Recep Tayyip Erdogan e i miliziani jihadisti presenti in Siria non sono un mistero, ma dopo il dossier pubblicato ad agosto dal Rojava Information Center arrivano nuove conferme. L’agenzia stampa Hawar ha pubblicato i nomi di 80 mercenari dell’Isis passati sotto la bandiera del Syrian National Army, esercito sorto in opposizione al regime di Bashar al Assad e sostenuto da Ankara.

La Turchia quindi non avrebbe fatto uso di ex membri dell’Isis solo durante l’attacco ad Afrin del 2018, ma avrebbe riciclato i miliziani jihadisti anche in occasione dell’operazione Sorgente di Pace iniziata lo scorso 9 ottobre.

Chi sono

Nell’elenco è possibile trovare le generalità dei combattenti jihadisti, il loro nome di battaglia, il ruolo ricoperto all’interno dell’Isis o di altre bande jihadiste e le missioni nelle quali sono attualmente impegnati per conto della Turchia. Secondo quanto affermato da Hawar, si tratta di individui che si sono macchiati di crimini contro l’umanità in diverse città della Siria e tra le cui fila ci sono anche Sufian Al-Qesm, famoso per aver catturato e decapitato l’americano Peter Kasji a Idlib, e Abu Saddam Ansari, accusato dell’omicidio di Hevrin Khalaf.

Gli ex combattenti dell’Isis menzionati da Hawar sono quasi tutti giovani con meno di 30 anni, provenienti da diverse parti della Siria e dall’estero, che hanno partecipato alla presa di Afrin e di Idlib. Alcuni di loro erano membri della El Hamza Division o della Sultan Murat Brigade, entrambe brigate presenti tuttora ad Afrin e accusate di aver commesso crimini contro l’umanità. Crimini di cui si sarebbe macchiato anche lo stesso Syrian National Army durante le precedenti operazioni anti-curde, secondo quanto affermato dalle Nazioni Unite e dalla Ong Amnesty International.

Da Afrin a Sereakaniye

Gli 80 jihadisti unitisi al SNA sono tutti miliziani con esperienza militare alle spalle, avendo tutti partecipato alla presa di città chiave come Afrin e Idlib: alcuni di loro hanno anche ricoperto ruoli di alto livello all’interno delle brigate sostenute dalla Turchia. Dopo aver servito Ankara nel nord ovest della Siria, attualmente gli ex-Isis si trovano principalmente a Serekaniye e Gire Spi, avendo quindi dato il proprio contributo alla conquista dell’attuale “safe zone” imposta dal presidente Erdogan in quello che fino a poche settimane fa era il Rojava.

La loro presenza in queste due città non fa che confermare i timori espressi solo pochi giorni fa dal Rojava Information Center, secondo cui anche nella cosiddetta fascia di sicurezza nel nord-est della Siria c’è il rischio di una seconda Afrin. Nello scenario dipinto dal Ric, infatti, anche a Serekaniye e Tel Abyad si assisterà presto a una sistematica violazione dei diritti umani per mano delle bande jihadiste cooptate dalla Turchia e usate per attaccare il Kurdistan siriano.

Operazione Sorgente di pace

É trascorso un mese dall’inizio dell’operazione Sorgente di pace, lanciata dalla Turchia il 9 ottobre per mettere in sicurezza i confini e allontanare le Sdf, considerate da Ankara forze terroristiche. Nel lanciare l’offensiva, la Turchia si è servita come detto di forze a lei fedeli già presenti sul territorio costringendo più di 200 mila persone a lasciare le proprie case in cerca di salvezza. Alcune di loro hanno già denunciato casi di esecuzioni sommarie, rapimenti, furti e arresti arbitrari perpetrati dai miliziani filo-turchi. La storia, a quanto pare, sembra destinata a ripetersi ancora una volta a discapito, come sempre, della popolazione civile.

Fonte: https://it.insideover.com/guerra/dallisis-al-syrian-national-army-cosi-la-turchia-usa-i-jihadisti-contro-i-curdi.html

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