GLI EROI? ESISTONO E SONO SEMPRE GIOVANI E BELLI. IN MEMORIA DI AYDIN MUSTAFA HAMID

di Gianni Sartori — Chi era Aydin Mustafa Hamid? Un soldato, anzi un ufficiale dell’aviazione irachena. Ma il suo eroismo non si manifestò in maniera incancellabile sui campi di battaglia. Tutt’altro.

Di origini turcomanne, il giovane aveva combattuto nella guerra tra l’Irak di Saddam Hussein (all’epoca alleato degli USA) e l’Iran di Khomeiny.

Nel marzo del 1988 ricevette l’ordine (un ordine che partiva direttamente da Saddam) di bombardare con micidiali agenti chimici la città curda di Halabja.

Immediato il suo rifiuto di obbedire in quanto “laggiù ci sono donne e bambini”.

Ovviamente venne arrestato e – processato seduta stante per insubordinazione – condannato a morte.

Per impiccaggione, poi eseguita nel settembre 1988.

Un suo compagno di cella ha raccontato che al momento dell’ultimo saluto, Aydin si era chiesto: “Chissà se i curdi sapranno mai la ragione della mia esecuzione? Chissà se si ricorderanno di me un giorno?”.

E in effetti questa vicenda esemplare rischiava di rimanere oscurata nei meandri della Storia e delle sue innumerevoli tragedie.

Il merito – non certo indifferente – di averla raccolta dagli amici curdi e diffusa va ad Aldo Grassi. Da parte mia concordo sul fatto che va universalmente conosciuta. E non solo dai curdi , ma almeno da tutti coloro che ancora “sentono sulla propria pelle ogni offesa fatta a chiunque in qualsiasi parte del mondo”.Il suo coraggio è la dimostrazione che nessun uomo è destinato ad essere trasformato definitivamente in una marionetta, uno strumento del potere privo di coscienza propria. Nemmeno quando indossa la divisa. La prova – per quanto pagata a caro prezzo – che si può sempre dire “No!”.

Per questo oggi vorrei ricordarlo assieme ai curdi , con amore e rispetto.

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