Iraq, lo studioso anti Isis è il nuovo arcivescovo di Mosul

di Matteo Orlando —-Quando i fanatici musulmani hanno invaso il nord dell’Iraq, padre Najib salvò dalla distruzione manoscritti rari, libri del XVI secolo e documenti insostituibili
Il sessantatreenne frate è nato a Mosul e da giovane ha lavorato nell’industria petrolifera. Poi è andato in Francia per studiare in seminario e formarsi al sacerdozio. Najib Mikhael Moussa è stato ordinato sacerdote nell’ordine domenicano nel 1987 e poi è tornato a Mosul.

Nel capoluogo del governatorato di Ninawa, dove lentamente, dopo la scomparsa del califfato, si sta ritornando pian piano a vivere, padre Najib si è dedicato per anni a preservare l’eredità cristiana dell’Iraq, fondando l’Oriental Manuscript Digital Center, un’organizzazione che trova e digitalizza antichi manoscritti e addestra gli iracheni nelle tecniche di conservazione digitale.

Quando i fanatici musulmani dell’Isis invasero il nord dell’Iraq, padre Najib riempì la sua macchina di manoscritti rari e trasferì il quartier generale del centro ad Erbil, città curda dell’Iraq, capoluogo della regione del Kurdistan iracheno. Gli archivi che portò in auto (e che salvò dalla distruzione) includono, oltre ai manoscritti, salvò articoli cristiani, musulmani, ebrei e yezidi su teologia, matematica, letteratura e storia, libri del XVI secolo e documenti insostituibili.

“Non possiamo salvare un albero se non siamo sicuri delle sue radici, e un uomo senza cultura è un uomo morto”, aveva dichiarato lo stesso Najib in un’intervista, commentando il suo salvataggio dei manoscritti antichi dalla furia islamista.

Fratel Najib è “appassionato della sua gente e della sua eredità”, ha scritto su Twitter l’arcivescovo Warda di Erbil, congratulandosi con il suo “insegnante e amico” per la sua nomina ad arcivescovo. “Ha aiutato molto i perseguitati e gli sfollati di Mosul e Ninive”.

Il predecessore di Najib, padre Emil Shimoun Nona, fu costretto ad abbandonare Mosul dall’Isis nel 2014. “L’ambiente fisico del mio apostolato è stato occupato da radicalisti islamici che ci vogliono convertiti o morti. Ma la mia comunità è viva”, aveva commentato Shimoun Nona. L’arcivescovo prima di lui, Paulos Faraj Rahho, fu rapito nel 2008. Il suo corpo fu trovato pochi giorni dopo in una tomba poco profonda fuori da Mosul.

Nell’ultimo censimento iracheno erano stati contati un milione e mezzo di cristiani. Dopo anni di conflitto con l’Isis, ne sono rimasti un quinto (circa 250-300 mila) concentrati nella maggior parte nella regione del Kurdistan. Gli sfollati cristiani nella regione del Kurdistan vogliono ritornare a casa, ma dovranno fare i conti con case e chiese distrutte. I barbari dell’Isis, infatti, hanno distrutto migliaia di case e almeno 120 tra chiese e santuari cristiani.

Papa Francesco ha anche approvato la nomina di padre Robert Jarjis come vescovo ausiliare di Babilonia dei Caldei. Si tratta di un quarantacinquenne che, prima di diventare prete, era un veterinario.
Fonte: ilgiornale.it

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