Il paese che non c’è – Viaggio nel popolo delle montagne – Galleria Toledo (Napoli)

di Francesco Gaudiosi – Ha debuttato al Napoli Teatro Festival lo spettacolo scritto e diretto da Gianluigi Gherzi e Fabrizio Saccomanno, “Il paese che non c’è – Viaggio nel popolo delle montagne”. Un emozionante excursus sulle vicende del popolo curdo restituisce uno spettacolo che vuole fare luce sull’attualità, raccontando una storia fatta di persecuzioni e di resistenza.
Produzione Ura Teatro presenta
IL PAESE CHE NON C’È – VIAGGIO NEL POPOLO DELLE MONTAGNE
un progetto di Gianluigi Gherzi e Fabrizio Saccomanno
in collaborazione con UIKI onlus rete – Ufficio d’Informazione del Kurdistan in Italia
e GUS – Gruppo Umana Solidarietà “G.Puletti” onlus
con Gianluigi Gherzi e Fabrizio Saccomanno
ideazione scene Denise Carnini
realizzazione scene Cosimo Scorrano
disegno luci e tecnica Angelo Piccinni
consulenza storica e culturale Giovanni Giacopuzzi
organizzazione e cura del progetto Giovanna Sasso
con il sostegno di Festival Collinarea, Associazione Olinda Onlus
e Residenza artistica Teatro Comunale di Novoli – Factory Compagnia Transadriatica e Principio Attivo Teatro

La storia spesso finisce per essere raccontata dal punto di vista del vincitore, si sa, o da una prospettiva sempre mutevole che cambia il senso della narrazione in base a dove la storia stessa venga studiata, al nostro paese di provenienza, alle nostre radici etniche e culturali.

Accade assai spesso che la storia raccontata dagli occidentali ai propri stessi connazionali, travisi talvolta il contenuto di alcuni avvenimenti, o decida di accantonarli, perché ritenuti inutili alla finalità cronachistica. Un lavoro così superficiale rende di fatto oscuri dei passaggi che andrebbero invece non solo raccontati, ma anche approfonditi e analizzati, per capire come la società in cui viviamo non sia globale solo quando ci si riferisce al profilo economico, ma sia effettivamente globale nel tessuto storico che accomuna l’umanità intera.

Una delle vicende più trascurate dell’ultimo ventennio è proprio quella del popolo curdo, appartenente ad un’etnia totalmente differente dagli Stati-Nazione circostanti (Turchia, Siria, Iraq, Iran ed Armenia), con una propria lingua, un proprio inno, una propria identità culturale e religiosa eppure senza uno Stato. Senza uno Stato forse perché non sono neanche gli stessi curdi ad auspicarlo – forse per disillusione, forse per volontà utopistica di una visione politica nuova – aspirando a una confederazione democratica che accomuni le persone in maniera diretta, che faccia della democrazia partecipativa il suo punto di forza.

Gianluigi Gherzi e Fabrizio Saccomanno portano sulla scena un affresco attualismo della questione curda, con una ricostruzione del fenomeno storico emozionante ed appassionante. Ma poiché il luogo del racconto è il teatro, come sono gli stessi interpreti e registi ad affermare, è lecito portare il racconto stesso su un piano anche emozionale, partendo dalla cronaca e cercando di immaginare delle storie, dei vissuti personali che si porta dietro il popolo curdo. Ed ecco che nell’immaginazione si plasma un linguaggio in cui lo stesso attore incontra difficoltà a raccontare agli occidentali cosa sia la fame, la situazione di povertà, di distruzione e di fuga che perseguita il popolo curdo, osteggiato dagli eserciti di quasi tutte le nazioni confinanti.

Gherzi e Saccomanno propongono anche le loro storie, nella volontà di restituire allo spettatore uno spettacolo che vada oltre la mera visione storica, ma che tenti (con indiscusso successo) di regalare allo spettatore un’emozione, di umanizzare una storia che altrimenti racconterebbe solo di 30.000 persone in fuga che arriveranno ad oggi ad essere 16.000, in un viaggio che non si è ancora concluso. Ma la storia del Kurdistan è anche storia di resistenza, di tenacia e di cambiamento. È la storia di un popolo che non si arrende alle persecuzioni, e lotta, canta, danza, ama, vive. È la storia di un popolo che il futuro ce l’ha davanti, lo tocca con le mani e assapora l’incomparabile gusto della libertà.

“Il paese che non c’è” è il Kurdistan, una terra con un nome, un popolo, un’etnia, una lingua, una religione eppure senza uno Stato. Un popolo scomodo a tanti, e di conseguenza costretto alla fuga e alla resistenza. “Il paese che non c’è” è anche materia teatrale pulsante, fatta di emozioni e di racconti, di condivisione di una memoria storica che vibra fino a diventare presente e ad arrivare in Italia, che emoziona grazie alle parole di due autori ed attori che, nella “finzione” teatrale, regalano una verità disarmante, lasciando spalle al muro lo spettatore.

Galleria Toledo – Via Concezione a Monte Calvario 34, 80134 Napoli
Per informazioni e prenotazioni: telefono 081/425037, 081/425824, mail segreteria@galleriatoledo.it
Durata spettacolo: 1 ora e 10 minuti

Articolo di: Francesco Gaudiosi
Sul web: https://galleriatoledo.info

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