L’Iraq e il difficile processo di integrazione dei Consigli del Risveglio


di Gabrile Lacovino

L’attentato che il 13 gennaio scorso ha ucciso sette persone nella cittadina irachena di Saqlawiya è stato solo l\’ultimo atto di una serie di violenze che hanno colpito la provincia occidentale di Anbar e che hanno accresciuto il clima di tensione già presente nel Paese in vista delle elezioni parlamentari del prossimo marzo. Negli ultimi mesi, infatti, questa regione dell\’Iraq è stata lo scenario di numerosi atti terroristici che hanno avuto come obiettivo sia le autorità locali sia alcuni esponenti dei Consigli del Risveglio (CdR), quei gruppi di insorti sunniti che nel corso del 2007 e del 2008 hanno combattuto contro al Qaeda in Mesopotamia al fianco delle forze statunitensi. Non vi è certezza su chi siano stati gli autori degli attacchi: alcuni esponenti di al Qaeda ancora operativi nel Paese o gruppi di insurgents sunniti desiderosi di rinfocolare i dissidi tribali e di rinforzare l\’insorgenza nella regione con l\’aiuto di alcuni ex prigionieri di Camp Bucca, un campo di prigionia statunitense a Umm Qasr, nel sud del Paese, che è stato chiuso ultimamente. Quello che è certo, però, è che si è andati a colpire i membri dei CdR in quanto ritenuti dei traditori per la loro scelta di aiutare l\’invasore americano nella stabilizzazione del Paese.  

Il più sanguinoso degli ultimi attentati è avvenuto alla fine di dicembre, quando due attentatori suicidi si sono fatti esplodere nella capitale della provincia di Anbar, Ramadi, uccidendo 25 persone e ferendo gravemente il governatore, Qasim Abid Muhammad Hammadi al-Fahadawi, vero obiettivo dell\’attacco. Fahadawi, dopo le scorse elezioni provinciali del gennaio 2009, era stato chiamato a rivestire la carica di governatore da Ahmed Abu Risha, leader del partito Iraq Awakening and Independents National Alliance, uscito vincitore dalle urne ed espressione politica dei Consigli del Risveglio. Ma le violenze, alcune delle vere e proprie esecuzioni, si sono susseguite numerose nelle ultime settimane nei confronti dei membri di questi gruppi, andando ad incrementare la paura tra le loro fila.

A questo quadro si deve aggiungere il problema dell\’integrazione dei membri dei CdR nelle strutture governative. La nascita di questi gruppi è iniziata nella zona di Ramadi come opposizione armata ad al Qaeda in Iraq. Da qui il movimento è cresciuto e si è sviluppato in un\’organizzazione politica e militare, diffusa in tutte le regioni del Paese a maggioranza sunnita, e dotata di proprie milizie, al cui sostentamento hanno inizialmente provveduto le autorità americane. Con il 2009, grazie ad un accordo tra Washington e il governo centrale iracheno, il pagamento degli stipendi è diventato competenza di Baghdad, ma, ad oggi, non tutti gli appartenenti ai Consigli del Risveglio sono stati inseriti nell\’amministrazione irachena.

Il piano di assorbimento iniziale prevedeva per il 20% dei membri dei CdR, circa 19000 uomini, un lavoro nelle forze di sicurezza irachene, mentre per i restanti un\’occupazione nell\’amministrazione pubblica entro il termine del 2009. A fine dicembre, il vice comandante delle forze statunitensi in Iraq, il Generale Kenneth W. Hunzeker, ha dichiarato, però, che l\’integrazione completa dei Consigli del Risveglio da parte del governo di Baghdad è stata posticipata a dopo le elezioni parlamentari di marzo. All\’interno della compagine governativa, infatti, non vi è una visione condivisa circa il totale assorbimento di questi ex combattenti sunniti. Di sicuro non è visto di buon occhio un numero eccessivo di ex guerriglieri sunniti nelle nuove forze di sicurezza di Baghdad, a causa delle profonde divisioni etniche e religiose presenti nel Paese. Molti all\’interno dei partiti sciiti di maggioranza continuano a vedere i Consigli del Risveglio come gruppi di insurgents irriducibili, con relazioni con al Qaeda, a cui non deve essere dato alcun credito, anche a causa dei legami di molti con il deposto regime baathista. Da qui le varie reticenze e ostacoli al programma di inserimento, il tutto amplificato dagli enormi problemi di budget che il governo di Baghdad si trova a fronteggiare. A ciò si deve aggiungere il fatto che, mentre alcuni membri dei CdR sono dei professionisti, agricoltori, o addirittura uomini d\’affari che hanno scelto di combattere al Qaeda per la sicurezza del proprio Paese, la maggioranza è rappresentata da persone che all\’indomani della caduta del regime di Saddam Hussein si sono trovate senza uno stipendio e senza una casa, molti dei quali adolescenti senza un\’educazione, che ora cercano una fonte di sostentamento in un lavoro per il governo centrale. Queste circostanze rendono arduo il tentativo di trovare delle occupazioni adatte, con numerosi elementi dei Consigli del Risveglio che oggi si trovano a ricoprire ruoli non di primo piano, come netturbini o bidelli nelle scuole irachene, circostanza che amplifica il dissenso nei gruppi sunniti.

Fin\’ora circa 9.000 membri hanno trovato lavoro nelle forze di sicurezza, altri 6.000 nell\’amministrazione governativa e 8.000 sono stati occupati in altri tipi di impiego. Questo significa che circa 70.000 unità dei Consigli del Risveglio rimangano ancora senza un\’occupazione per il futuro. Se a tutto ciò si aggiunge la dichiarazione del Generale Hunzeker, secondo il quale nel 2010 il governo iracheno comincerà a chiudere i checkpoint controllati dai CdR, ponendoli sotto l\’autorità della polizia e dell\’esercito iracheni, il numero di ex guerriglieri sunniti senza lavoro è destinato ad aumentare, con conseguenze immaginabili per la stabilità e la sicurezza del Paese. Il malumore e la sensazione di essere stati ingannati dal governo di Baghdad potrebbero favorire un ritorno di molti dei loro esponenti nelle fila dell\’insorgenza. Da questa situazione ne trarrebbe beneficio al Qaeda, a tutto svantaggio della sicurezza della provincia occidentale di Anbar.

Alcune novità nel processo di integrazione, però, potrebbero verificarsi dopo le elezioni di marzo. Il movimento politico dei Consigli del Risveglio, l\’ Iraq Awakening and Independents National Alliance del leader Abu Risha, si presenterà alle urne in un\’alleanza elettorale non settaria, Unity Alliance of Iraq, nelle cui fila figurano il Constitution Party dell\’attuale Ministro degli Interni, Jawad Bolani, sciita, e il Charter Gathering dello sceicco Ahmed Abdul Ghafour al-Samarrai, colui che era a capo dell\’organizzazione che gestisce le moschee e i santuari sunniti in Iraq, destituito da Maliki dopo aver accusato di violenze nei confronti di una donna sunnita alcuni elementi sciiti delle forze di sicurezza irachene. A queste formazioni si aggiungono altre realtà del panorama politico del Paese, tra le quali Saadoun al-Dulaimi, sunnita ed ex Ministro della Difesa nel Governo Iracheno di Transizione, e Abu Azzam al-Tamimi, altro leader tribale sunnita della provincia di Anbar. Qualora questa coalizione riuscisse ad ottenere un importante successo elettorale, la compagine politica dei Consigli del Risveglio potrebbe far sentire maggiormente la propria influenza sul governo, anche grazie al suo alleato Bolani, così da poter avere maggiori possibilità di veder soddisfatte le proprie richieste.

Tale eventualità si potrebbe rivelare un ulteriore elemento di stabilizzazione del Paese in un momento in cui le difficoltà politiche, economiche e di sicurezza mettono a dura prova il percorso di democratizzazione iracheno e pongono dei seri interrogativi circa il completo ritiro delle truppe statunitensi dall\’Iraq.

Ce.S.I. Centro Studi Internazionali
 

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