La Turchia, i Curdi e i minaretti Svizzeri.

In Turchia , in merito al risultato del referendum svizzero sull’opportunità di costruire o no dei nuovi minareti, che, come sappiamo, hanno vinto i fautori del referendum stesso che hanno proposto il divieto, le istituzioni e i partiti politici turchi, opposizione inclusa, hanno tutti espresso il proprio biasimo nei confronti della decisione. Il capo dello Stato Gül e il premier Erdogan hanno sottolineato quanto sia stato “sbagliato sottoporre in forma di referendum una questione riguardante le libertà e i diritti fondamentali”.
Sicuramente le proteste sono più che legittime, i diritti umani di chiunque non possono essere lesi per nessun motivo.

Di chiunque, anche di quei popoli che, a tutt’oggi, vivono sotto il dominio di altri popoli come i Curdi che da decenni lottano per l’indipendenza dalla Turchia.

Questo mi fa riflettere sulla dimensione che ha, ancora oggi, il problema del riconoscimento di un diritto fondamentale come quello dell’indipendenza. Diritto che viene chiesto in ogni paese da etnie diverse a quella autoctona e che addirittura, come nel caso della lega in Italia, si ipotizza una diversità culturale ancora tutta da scrivere.
C’è, in tutto questo, una contraddizione di fondo che nessuno si sente in dovere di ammettere e cioè: da una parte si chiede il diritto all’autodeterminazione (i turchi in svizzera) e dall’altra si nega, in casa propria, quegli stessi diritti che si vorrebbero essere riconosciuti quando si vive in altri paesi,
In Turchia, dopo le contestazioni da parte dell’opposizione alla proposta del governo di avviare trattative di pace con il partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK), si è arrivati allo scioglimento del partito della Società Democratica (Dtp), uno dei pià importanti partiti curdi.
Questo atto a portato al sollevamento delle popolazioni curde sul territorio turco e, inoltre, a creato dei dubbi nell’UE sull’entrata della Turchia in Europa.
Credo che si debba chiarire, a livello internazionale, che, se è giusto chiedere il rispetto dei propri diritti, è un dovere rispettare i diritti altrui. Regola, questa, che deve valere sia sul piano dei popoli sia su quello individuale e che finché non verra sancita e rispettata renderà vano ogni tentativo di integrazione dei popoli.
Ciò che sta avvenendo oggi in Turchia, e per altri aspetti anche in Italia (vedi leggi sull’immigrazione volute dalla lega che si contrappongono alle richieste della stessa di autodeterminazione della “padania”) e in altre parti del mondo, non lascia spazio a politiche reali atte a portare i popoli a una condivisione di valori che si pongano al di sopra delle singole realtà nazionali, ma che, invece, stanno innestando un processo di disgregazione di quelle istituzioni internazionali che dovrebbero fare da garante per il rispetto dei diritti.
Una regola, forse la più importante, deve essere quella del rispetto dei diritti “in ogni caso” e non solo quando vengono lesi i propri interessi sia economici sia culturali; se questa regola viene a mancare, ogni richiesta di rispetto della propria identità in terra “straniera”, rischia di apparire un semplice espediente per “penetrare/invadere” il territorio altrui; ciò significa dare spazio a quanti non vogliono l’integrazione/unità dei popoli ma la loro perenne divizione/contrapposizione.
Fonte: http://discutendoinsieme.ilcannocchiale.it/2009/12/14/minaretti.html

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