I riformisti in Iran ad un Bivio

di Mohsen Hamzehian
Unione per la democrazia in Iran . Italia

L’Iran vive un momento importante nella sua storia, si potrebbe definire come un  evento planetario senza precedenti  nel secolo ventunesimo!
Momento in cui  vivono,  con angoscia e  fiducia per futuro, oltre 48  milioni di persone con un’età inferiore a 34 anni. E’ in atto  il tentativo di liberazione  dall’opressione  nei confronti del  giureconsulto di turno. 
Dal 1953 ad  oggi il movimento rivoluzionario,  non solo studentesco,  non ha mai dimostrato di essere violento contro i regimi che si sono succeduti.  Un regime che  dichiara di essere erede dei dettami della religione  sciita, nella giornata del martirio di Hussein ( Ashura), ha massacrato il suo  popolo in lutto  e in  lotta contro l’ingiustizia .
Le lotte  dei popoli dell’Iran, dopo la morte dell’Ayatollah Montazeri (credente nella ortodossia  religiosa piuttosto che nel ruolo di controllo della stessa) sono  entrate nella   seconda fase della lotta.   Non solo manifestare ma  sfidare il regime per le strade e rispondere alla macchina repressiva ( come reazione all’uccisione di decine di persone). Infatti sono state distrutte centinaia di motociclette, unità mobili  della polizia ed incendiate alcune stazioni della stessa. Inoltre le testimonianze dirette ( social network),   dimostrano che in molti casi alcuni basij, consegnando la loro uniforme e le armi ai manifestanti, si sono uniti a loro. Questa fase della lotta coinvolge non solo i giovani  ma anche molti anziani per le strade.
Le lotte non sono concentrate  a Teheran,  ma  in molte altre  città  in particolare: Tabriz, Esfahan, Hamedan, Shiraz, Saveh, Najaf Abad, Arak, Mashad e ecc.
L’Ayatollah  Alì Khamenei prima, e il Presidente golpista Mahmud Ahmadinejad dopo, hanno dichiarato apertamente che non basta il pentimento ma bisogna punire severamente i capi rivoltosi e non  solo loro.

Dichiarazione dei Riformisti
Non ritarda la risposta del  massimo esponente riformista della Repubblica Islamica, sig. Mirhossein Muossavi.  In una  sua lettera, dopo avere iniziato in nome di Dio e  lodato la costituzione del giureconsulto ,  dichiara che: ” Tutti pensavano  che se io e i miei amici ( la maggior parte in Carcere),  non avessimo richiesto l’autorizzazione  per indire una manifestazioni,  nessuno avrebbe   manifestato  rivendicando le loro richieste”.
Le manifestazioni di Tassoua e di  Ashura del mese di Moharam ( due giornate di ricorrenza religiosa scita ),  hanno dimostrato che    il popolo non si ferma”. 
Ovviamente questo è il primo segno del divorzio tra i  riformisti   e le strade dell’Iran.  In queste giornate di lotta solo a Teheran erano presenti circa due milioni di persone che manifestavano con tenacia e determinazione rivendicando il rovesciamento del regime con slogan del  tipo  morte alla  dittatura  di Khamenei  e viva la Repubblica iraniana.    Muossavi  rivendica la paternità del movimento senza concedere alcun alibi al regime delle manifestazioni non autorizzate.  Nella sua lettera alla fine , dopo avere affermato che non è ancora tardi per rivendicare insieme una Repubblica migliore di quella che esiste,  conclude    con 5 punti per uscire dalla situazione esistente.
Sono  riportati, in una sintesi, i cinque punti:
1.    dichiarazione di responsabilità  diretta dello Stato, di fronte al popolo, al parlamento, al potere giudiziario, in modo che  il governo   risponda della situazione attuale;
2.    istituzione di una legge elettorale trasparente, che dia la fiducia per una concorrenza  libera e giusta; questa legge deve garantire la partecipazione di tutti i popoli, indipendentemente  della diversità di opinioni ;
3.    libertà per i prigionieri politici,  restituendo la  loro dignità ,  tutto ciò  non indebolisce   la società,  ma  siamo  anche consapevoli  che  alcuni    correnti politici      non  saranno d’accordo con questa soluzione;
4.    libertà di stampa e dei media  (e l’autorizzazione alla riapertura dei giornali già chiusi), sviluppo dei canali satellitari,   sono tra le urgenze per il miglioramento della situazione attuale;   aggiunge che   la paura della libertà di stampa  deve essere superata  e bisognerebbe prestare attenzione alle esperienze in questo campo a livello mondiale, tutto ciò potrebbe evidenziare l’inefficienza, l’ obsolescenza  dei  media governativi ( Seda va Sima);  il filtro e la limitazione di internet potrebbe  oscurare   momentaneamente  la trasmissione delle manifestazioni. L’unica alternativa è avere  media coscienti, moderni e liberi,  si chiede se non  sia arrivato il momento di  allungare lo sguardo al di là dei confini del paese,  facendo ritornare le forze creative, politiche,  sociali e  culturali all’interno del  nostro paese ;
5.    riconoscimento dei diritti della gente a manifestazioni legali, alla formazione di partiti, in riferimento  dell’art. 27 della costituzione; tutto questo  porterà ad una conciliazione nazionale  e sostituirà  gli scontri contro il popolo  da parte delle forze Basij e delle forze di sicurezza,  con  un atmosfera  di amicizia , affetto, e collaborazione.

Osservazioni
Sono trascorsi pochi  giorni  da quando il sig. Muossavi ha presentato la sua lettera contenente cinque punti,  lettera che ha suscitato molte reazioni, ovviamente è fisiologica, tuttavia si possono evidenziare alcuni punti cruciali:
a.    la lettera non ha minimamente creato una lacerazione all’interno del movimento di protesta, e la popolazione ha continuato il suo percorso pacifico per la rivendicazione  dei suoi  bisogni, al contrario tutto ciò ha suscitato interesse e disprezzo tra i fondamentalisti, gli integralisti e i golpisti del regime;
b.    il sig. Muossavi  si è   cercato  una immunità,  pur   avendo compreso  che il regime non è riformabile. Egli non potrà dimenticare che ha  presentato la sua candidatura ( riconosciuta dal giureconsulto insieme ad altri tre candidati), per rimanere all’interno del regime, poi si è visto derubato dalla vittoria  con i brogli elettorali. Naturalmente  la sua lotta contro questa ingiustizia è ammirabile. Tuttavia egli rischia di vivere il dramma di ogni movimento riformista dentro un regime che non vuole riformarsi: la mancanza di prospettive politiche reali e il rischio della repressione durissima.  L’unico sbocco effettivo sarà di  sostenere le lotte della gente che rivendicano un governo  democratico partecipativo,  rifiutando severamente il  giureconsulto .
c.    il sig. Muossavi sa benissimo che il giureconsulto ha mille articolazioni   controllando tutti gli ambiti sociali, politici, militari, energetici , l’ istruzioni (in particolare le  oltre 107 Università pubbliche  e centinaia private),  la giustizia e ecc.    L’ umanizzazione del regime necessita la riscrittura  delle sue  leggi elettorali dopo il rovesciamento dell’attuale regime. La costituzione, il codice penale e il  codice civile, sono elementi fondanti di continuità di  una mafia religiosa  al potere da oltre 30 anni, senza precedenti nella storia del nostro Paese;
d.    se non viene  conclusa la lotta ( avendo ottenuto una solidarietà di milioni di persone in Iran e  miliardi di persone in tutto il mondo civile a livello planetario), puntando ad un miglioramento ( pur molto più radicale del ex. Presidente Khatami durante le due legislature, come il presidente della Repubblica),  la situazione sarà molto peggiore rispetto  il periodo pre-elettorale  in Iran. Il signor Moussavi e tutti  i suoi sostenitori al vertice saranno massacrati dal regime. Una situazione che potrà essere ancor peggiore del 1987, quando solo in una estate, sono stati   uccisi  oltre cinquemila prigionieri politici in seguito della fatwa dell’ Ayatollah khomeini.
e.    Un regime, in un momento di estrema  debolezza  politica, come lo è quello iraniano,  per contrastare la voce  oceanica della popolazione, è dovuto ricorrere alla manifestazione di piazza, mobilitando i sui mercenari  per reclutare decine di miglia di persone nelle città ( molte delle manifestazioni sono state concluse in modo vergognoso e con scarsa partecipazione), con  slogan ridicoli e  senza alcun logica anche per i mercenari del regime che vi hanno partecipato.
f.    Il sig. Muossavi sa benissimo che nelle piazze,  durante le manifestazioni   non viene menzionato minimamente il nome del  sig.  Mahmud Ahmadinejad, poiché il popolo non vuole un altro governo,  ma bensì un’altra Repubblica cioè quella democratica.
conclusione
La lotta per la libertà , l’uguaglianza e  la giustizia    in Iran è  un processo che è iniziato   nel 1953 con il soffocamento del governo nazionalista di  dott.  Mossadegh ad opera della CIA,  è continuato durante la rivoluzione 1979. La spinta grandiosa al cambiamento sociale è stata incanalata sin  dal primo giorno dei governi degli Ayatollah ma, come un fiume che abbia scavato in profondità, è riemersa oggi contro il regime della repubblica islamica.   Oggi il ciclo, che vive quanto l’esistenza di quasi tre generazioni, si sta compiendo. Il colpo di stato che ne ha deviato la storia, la modernizzazione forzata e socialmente iniqua dello scià,  l’oppressione di un regime che usa la bandiera della religione per autoleggittimarsi, non hanno impedito che il popolo iraniano arrivasse a maturare il bisogno e la visione di un cambiamento,  rivendicando a se stesso la decisione di determinare la propria forma di governo.
Occorre resistere ed ascoltare la voce nelle piazze dell’Iran, riflettendo che il futuro, per un popolo in cerca dei suoi elementari diritti, non può finire con un bagno di sangue:  la lotta contro il regime sarà ardua,  ma  la saldatura dei riformisti con il movimento di protesta, per un cambiamento radicale degli assetti di potere, potrebbe rivelarsi meno distruttiva di una lotta per edulcorare un regime che si regge oggi, e domani, sulla conta dei morti nelle piazze e sul numero dei detenuti nelle carceri.

 

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