Ancona, l’asilo politico è a tempo «Respinti senza essere identificati»



di Giorgio Mottola
IL CASO. Gli immigrati che giungono nel porto marchigiano hanno a disposizione solo un’ora per le procedure di verifica della propria identità. Scaduto il tempo, non si ha una seconda possibilità. L’allontanamento dall’Italia è immediato.
Al porto di Ancona si sono inventati l’”asilo politico a timer”. Funziona quasi come un gioco. Servono una cinquantina di immigrati, provenienti preferibilmente da Afghanistan, Iran, Iraq e Kurdistan turco. Dopo averli messi ordinatamente in fila sul ponte di uno dei tanti traghetti, che ogni giorno attraccano ad Ancona, si fa scattare il timer. Gli immigrati hanno a disposizione, di fatto, 60 minuti per dimostrare di avere i requisiti necessari per fare richiesta di asilo. Scaduto il tempo, chi perde non ha una seconda possibilità: scatta il respingimento immediato. E se si tratta di minorenni, il gioco si fa ancora più difficile. Per dimostrare di avere meno di 18 anni, bisogna sottoporsi a esami radiografici, ma il timer non si ferma mica. Molti dei migranti che arrivano nel porto di Ancona avrebbero diritto all’asilo politico.
 
La procedura a cui vengono sottoposti all’arrivo sembra però essere un imbuto, che ha lo scopo di limitare al minimo il numero di coloro che fanno richiesta. Da anni l’Ambasciata dei diritti di Ancona, associazione che si occupa di tutela degli immigrati, denuncia il caso. L’identificazione degli immigrati avviene in maniera troppo sbrigativa. Manca il tempo tecnico per fare un esame davvero accurato di chi potrebbe avere diritto all’asilo e chi no», sostiene Valentina Giuliodoro, esponente dell’associazione. Le operazioni di identificazione dei migranti vengono fatte dalla polizia in presenza di operatori del Consiglio italiano dei rifugiati, una Onlus che fa da garante, presieduta da Savino Pezzotta. Il primo punto è stabilire il paese di provenienza, dato essenziale per la richiesta di asilo politico.
 
L’immigrato viene, per questo, sottoposto a un’intervista e a un colloquio con un traduttore. Se nel corso di questi esami non si viene riconosciuti come afghani, iraniani, iracheni o palestinesi, si viene sistematicamente respinti. L’intera procedura dura all’incirca un’ora, al di là del numero di migranti da esaminare: si fa tutto sulla nave, senza scendere a terra, e bisogna, perciò, rispettare il tempo del reimbarco. In quest’arco di tempo vanno anche fatte le radiografie a coloro che dichiarano di essere minorenni. Spesso, secondo l’Ambasciata dei diritti, chi non riesce ad essere intervistato nei 60 minuti, viene respinto comunque: «Lo scorso 2 dicembre sono arrivati 4 minorenni afghani.
 
Due sono stati respinti senza essere stati sottoposti nemmeno ad esami radiografici. Semplicemente, ad occhio nudo, qualcuno aveva valutato che non erano minorenni». Il Cir di Ancona replica: «Gli esami si svolgono sempre in modo molto accurato dice Sandra Maiuolo, responsabile del centro marchigiano – Ovviamente non possiamo garantire per i giorni festivi e le domeniche, quando i nostri operatori non sono presenti alle identificazioni ». Ad Ancona sono approdati, tramite imbarcazioni, mille migranti nel 2009 (qualche centinaio in più rispetto al 2008), secondo i dati del Cir. L’area di provenienza è l’antica Persia. S’imbarcano in Grecia, nascondendosi spesso nei rimorchi e nelle intercapedini dei tir o aggrappandosi ai tubi di scarico. A rischio della propria vita.
fonte:Terra News

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