Ahmadinejad: “Scambio con gli Usa tra prigionieri iraniani e americani”


TEHERAN – Il presidente iraniano Mahmoud Ahmdinejad ha proposto che i tre escursionisti americani arrestati il 31 luglio scorso in Iran dopo aver sconfinato dall’Iraq potrebbero essere scambiati con altrettanti cittadini iraniani prigionieri negli Usa. La proposta giunge dopo il moltiplicarsi delle pressioni della Casa Bianca affinché i tre vengano liberati. E a questa offerta, il leader iraniano ne aggiunge un’altra, riguardante la contestata produzione di uranio arricchito, peraltro già proposta in passato. Ahmadinejad ha infatti affermato che l’Iran è pronto a trasferire all’estero le sue riserve di uranio arricchito in cambio di combustibile nucleare nella proporzione del 20%. “Non abbiamo problemi a mandare all’estero il nostro uranio arricchito”, ha detto il presidente alla televisione di stato iraniana.

Ma intanto la repressione dell’opposizione continua e si aggrava. Altre nove persone processate per le manifestazioni di protesta in Iran saranno impiccate, dopo le due giustiziate il 28 gennaio. Lo ha detto il vice capo della magistratura, Ebrahim Raissi, citato oggi dall’agenzia Fars.  “Tutti i condannati – ha affermato Raissi – hanno legami con correnti anti-rivoluzionarie e hanno preso parte alla rivolta per rovesciare il sistema”. Il leader dell’opposizione Mir Hossein Mussavi ha affermato che il Paese corre il pericolo di essere riportato “ad un dispotismo peggiore di quello di prima della rivoluzione”, perché “il dispotismo esercitato in nome della religione è il peggiore possibile”. Mussavi parla in un’intervista pubblicata dal suo sito, Kaleme, in occasione del 31/o anniversario della rivoluzione.

“Tutti i condannati – ha affermato Raissi – hanno legami con correnti anti-rivoluzionarie e hanno preso parte alla rivolta per rovesciare il sistema”. Il 28 gennaio sono stati impiccati Mohammad Reza Ali-Zamani e Arash Rahmanpur, entrambi ventenni, riconosciuti colpevoli di essere ‘Mohareb’ (‘nemici di Dio’), di aver fatto parte di un gruppo di opposizione monarchico e di avere pianificato attentati contro autorità dello Stato.

Raissi ha ribadito oggi che i due giustiziati erano stati arrestati nelle proteste di piazza degli ultimi mesi, cominciate dopo la rielezione alla presidenza di Mahmud Ahmadinejad del 12 giugno 2009. Secondo fonti dell’opposizione, invece, Ali-Zamani e Rahmanpur erano in carcere già da prime delle presidenziali e sarebbero stati impiccati per intimidire gli oppositori e convincerli a non scendere in piazza in manifestazioni previste nell’anniversario della rivoluzione, l’11 febbraio.

Dura la reazione della Casa Bianca. Il vice-presidente Biden, in una intervista alla Tv MSNBC, ha detto che il governo iraniano “ha perduto la sua credibilità morale nel paese e nella regione” facendo ricorso ai metodi violenti per reprimere il dissenso. “Ci stiamo muovendo insieme al resto del mondo, compresa la Russia ed altri, per far scattare nuove sanzioni contro Teheran”, ha detto Biden. “Ci stiamo muovendo nella direzione giusta in modo calibrato – ha aggiunto Biden – il governo di Teheran sta piantando i semi della sua distruzione” restando aggrappato a tutti i costi al potere e reprimendo il dissenso.

 

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